Post by Guest Author

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Proin consequat vitae sem sed fermentum. Sed ac iaculis nunc, quis iaculis metus. Nulla euismod ullamcorper urna, sed interdum nulla dignissim id. Praesent ornare est vel ex gravida semper. Aliquam sollicitudin iaculis accumsan. Fusce gravida hendrerit vulputate. Vestibulum tempus viverra nibh, a molestie lectus ornare non. Maecenas ut est semper nibh pharetra venenatis. Quisque nisi risus, sollicitudin et quam at, suscipit tincidunt libero. Nam iaculis sem ornare cursus facilisis. Praesent vitae dignissim velit. Sed sodales tellus ligula, sit amet hendrerit ligula gravida a. Fusce ultrices ante nisi, ac elementum est congue nec.

Quisque quis nisl mi. In ac fringilla dolor, id hendrerit nisl. Nullam consectetur tincidunt bibendum. Etiam et sodales mi. Etiam id sapien a risus pulvinar egestas sed nec orci. Praesent dictum arcu molestie, lobortis sapien venenatis, sodales augue. Aliquam erat volutpat. Morbi sapien libero, pretium non hendrerit a, luctus vel orci. Aenean ac nisl ac leo dapibus sagittis. In ullamcorper faucibus urna, quis suscipit ex ornare vestibulum. Vestibulum ante ipsum primis in faucibus orci luctus et ultrices posuere cubilia Curae; Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit.

Ciuffo e brufoli, aveva 19 anni. Oggi ne ha 52: avete capito chi è, vero?

Oggi è ben diverso dal ragazzo che vediamo nella foto. Infatti da quello scatto sono passati 33 anni. Qui lo vediamo giovanissimo: di anni ne aveva 19, vantava un bel ciuffo e sul suo volto fioriva qualche brufolo. Da lì a poco sarebbe diventato un sex symbol nostrano. Oggi appare visibilmente appesantito ed è facile individuarlo sugli spalti dell’Olimpico soffrire per la sua Roma. Ma una cosa è certa: nonostante i capelli grigi e la pancetta non ha smesso di conquistarci con la sua grande simpatia e genuinità.

Invecchiare bene è un po’ un’arte e un po’ una fortuna. Contro la genetica non ci possiamo fare nulla: se papà e nonno hanno perso i capelli, la calvizie colpirà anche il più bello degli uomini. Ma quello è il minore dei mali: abbiamo tanti esempi celebri di uomini calvi e sexy nel mondo dello showbiz. Contro le rughe, lui come lei può affidarsi a prodotti di bellezza e un’alimentazione ricca di cibi spianarughe. Tenere sotto controllo il peso è una buona idea. Cosa che non ha fatto il divo irriconoscibile che vedete nella foto. Avete capito chi è?

Bisogna capire quando è il caso di arrendersi all’evidenza del tempo che passa e modificare il proprio modo di vestire, smettendo di abbigliarsi come un ragazzino. Ed è l’esempio di Johnny Deep. La baby fidanzata, sfoggiata come accessorio, non serve a farlo sembrare un giovincello. Andiamo avanti a sfogliare la nostra gallery: aspetto trascurato, capelli brizzolati (ma i capelli bianchi sono un must di stagione), naso a patata, corporatura maxi: la descrizione calza a pennello con Gerard Depardieu. In realtà, l’ultra settantenne della foto è Nick Nolte che ormai ha perso l’allure del duro e del sex symbol e si è trasformato in un tenero vecchietto extra large. Per fortuna ha conservato lo sguardo di ghiaccio.

Un uomo attempato si aggira per Malibù. Ha i capelli lunghi e unticci, veste in modo trasandato e cammina ingobbito. E pensare che ha soltanto 55 anni e a metà degli anni Novanta era un sex symbol, tanto che ha vestito i panni di Batman. E’ Val Kilmer.

Ne è passato di tempo quando sul grande schermo seduceva splendide attrici come Michelle Pfeiffer, René Russo e Goldie Hawn. Ora a soli 58 anni, Mel Gibson ha avuto un tracollo spaventoso. E poco fa l’outfit casual e giovanile con camicia di jeans e t-shirt bianca. L’attore, più che del look, dovrebbe preoccuparsi della linea, magari andando più spesso in palestra. Passino i capelli bianchi, che sono di tendenza e in un uomo donano fascino, quello che proprio non si può accettare è la pancia dilatata. Persino le braccia sono gonfie. A neanche 60 anni Mel Gibson ne dimostra 10 di più. Che fine ha fatto la sexy "Arma letale"?

Non è la prima volta che questo sex symbol degli anni ’80 viene paparazzato con un nuovo look nel tentativo di recuperare la forma fisica e il fascino di una volta. L’avete riconosciuto? Si tratta di Mickey Rourke che, ultimamente, è dimagrito parecchio: pancia e maniglie dell’amore sono sparite restituendogli un corpo tonico. Sarà all’interno di questo processo di svecchiamento che l’attore ha deciso di cambiare pettinatura proponendosi con un caschetto liscio e bianco (per voi i tagli di tendenza dell’inverno). Il risultato però non è proprio dei più soddisfacenti, anziché ringiovanire è scaduto un po’ nel ridicolo, facendolo assomigliare a un paggetto. Per non parlare dei jeans con squarcio sul ginocchio che mostrano impietosi la pelle flaccida. Ogni età vuole il suo abito, Rourke (classe 1952) dovrebbe ricordarselo.

Il 31 agosto è ricominciato il campionato di calcio italiano. In tribuna allo stadio San Siro, in occasione di Milan- Lazio, spuntava un ragazzo con la giacca grigia. Barba, qualche chilo di troppo, stentavamo a riconoscerlo. Voi avete capito chi è? Ecco l’indizio: negli Anni Novanta faceva impazzire le ragazzine. E’ stato uno dei primi primo vj italiani

Proseguiamo. Sembra impossibile ma la celeb paparazzata all’uscita della palestra con dei leggings verde fluo che non hanno bisogno di commenti, trent’anni fa era il sex symbol che aveva fatto innamorare le donne di tutto il mondo e aveva suscitato invidia tra gli uomini per delle scene di fuoco con Kim Basinger. Avete capito chi è? Si tratta di Mickey Rourke. Dobbiamo riconoscere, però, che l’attore a 62 anni sta cercando di rimettersi in forma. Rispetto a qualche anno fa è dimagrito, il fisico è tornato tonico. Mentre il viso, devastato per la boxe, è tornato liscio e finalmente sgonfio. Certo, sono lontani i tempi in cui Rourke era il bello e maledetto che tutte avremmo voluto incontrare.

Bello è sempre bello. Ma anche per lui il tempo è passato. Capelli e barba sale e pepe, qualche ruga, lo rendono più interessante. Parliamo di Sergio Muniz, attore e modello spagnolo, vincitore dell’edizione 2004 dell’Isola dei Famosi. Sono passati esattamente 10 anni da quando sperimentò la vita di naufrago. Sergio, che vive in Italia dal 1995, ha recentemente trionfato nel programma Rai "Si può fare", condotto da Carlo Conti. Classe 1975, nel corso di un’intervista ha raccontato che, quando era un 20enne, sbarcava il lunario facendo il ragazzo immagine.

Figlio d’arte, negli anni ’80 era un grande seduttore e faceva coppia fissa al cinema con Kathleen Turner. Negli anni ’90 ha subito il fascino di Sharon Stone. Ma una grave malattia, dalla quale fortunatamente è guarito, e una crisi matrimoniale lo hanno profondamente segnato. Avete capito di chi si tratta? E’ Michael Douglas, oggi 70enne, irriconoscibile coi capelli bianchi, la barba incolta, rughe profonde e magrissimo (ha perso 16 chili in un anno).

Ieri era un aitante sportivo. Bolognese, classe 1966. L’avete riconosciuto? Era una bomba sulle piste da sci. Esatto, si tratta di Alberto Tomba, sportivo e sex symbol degli Anni Ottanta.

Chi è questa specie di dog-sitter sciatto e senza classe? Fino a poco tempo fa era un sex symbol, sposato con una delle attrici più belle di Hollywood. Ma adesso che sta per diventare padre si è lasciato un po’ andare…. Lo riconoscete? E’ Ashton Kutcher!

Lo sapete, ci piace mettere a confronto le star ieri e oggi. Prendete questo signore appesantito che vedete nella foto, con la barba incolta e vestito in modo trascurato. Non vede il barbiere da molto tempo, indossa scarpe che sembrano quelle infortunistiche, pantaloni a mezza gamba e camiciotto. Credeteci se vi diciamo che un tempo era un figo spaziale. Non stiamo scherzando. Vi diamo qualche indizio: Arma letale, L’uomo senza volto, Braveeart, La passione di Cristo. Avete capito chi è?

Non è scontato invecchiare bene, neppure se sei stato un sex symbol di Hollywood. Sono lontani i tempi in cui Ralph Finnes faceva impazzire le donne dei panni del tenebroso e misterioso protagonista del Paziente Inglese. Oggi l’attore ha un bel po’ di capleli in meno e gli anni che passano si vedon tutti. Ma in questa versione "barbuta" con cui si è presentato al Festival di Berlino, ci piace davvero tanto…

Il tempo passa inesorabile per tutti, donne e uomini, vip e nip. Succede anche per uno degli ex poliziotti più sexy d’America: parliamo dell’attore Paul Michael Glaser, il David Starsky di Starsky & Hutch che coi suoi capelli ricci ha fatto innamorare tante donne. Non diteci che non l’avevate riconosciuto guardando la foto! Insieme a lui tanti altri bellocci hanno perso smalto: Da Ben Affleck a Keanu Reeves, passando per i protagonisti più bellocci di FriendsMatt LeBlanc e Matthew Perry. Perfino il sempre amato Tom Selleck, alias Magnum P.I.

 

Letizia, sciupata ma innamorata. La dieta antinvecchiamento non funziona

Che Letizia sia eccessivamente magra (problema che la accomuna a molte celeb), è noto da diverso tempo. Ultimamente, però, la regina di Spagna è apparsa affaticata, col viso stanco e tirato, come nella sua ultima uscita pubblica insieme al marito Felipe, durante una visita a un ospedale per paraplegici a Toledo.

Evidentemente la dieta antinvecchiamento del dottor Perricone, che secondo fonti spagnole Letizia starebbe seguendo, non funziona o perlomeno non riesce a contrastare lo stress elevato dovuto all’alto incarico istituzionale che l’ex giornalista ricopre.

Questa dieta mira a ridurre le infiammazioni che sarebbero causa di rughe, acne, svariati problemi della pelle, oltre a diverse complicazioni mediche. Stando al dermatologo Nicholas Perricone, gonfiori e infiammazioni dipendono da una cattiva alimentazione. Dunque, se si vuole vivere più a lungo e conservare un aspetto giovanile bisogna mangiare correttamente, eliminando pane di ogni genere, farine, alcol, bibite gassate, manzo, zuccheri e mangiando solo cibi ricchi di proteine e omega3, come pesce, verdure,tacchino, yogurt. Anche il limone è perfetto per disintossicarsi

La dieta è seguita con successo da diverse star di Hollywood come Courtney Cox. Se l’effetto non è lo stesso sulla sovrana di Spagna, forse dipende anche dal fatto che Letizia non riesce sempre a seguire i consigli di Perricone con tutti gli impegni che ha.

Per fortuna che Letizia può consolarsi con l’amore. Lei e Felipe sembrano due ragazzini innamorati che si scambiano continui sguardi d’intesa e sorrisi. E poi Letizia ha un dono, l’eleganza innata cha la fa essere una moderna icona di stile.

Consulenza medica online: gli esperti di DiLei rispondono alle vostre domande

Sessualità, chirurgia estetica, dermatologia, psicologia, look: un team di esperti risponde alle vostre domande. Ecco chi sono gli esperti di DiLei:

Pietro Lorenzetti
– Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica
Vive e lavora a Roma ma riceve ed opera su tutto il territorio nazionale, esegue interventi di chirurgia del corpo, del seno, del viso, maschile e di medicina estetica. E’ socio della Società Italiana Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica e della International Society of Aesthetic Plastic Surgery. E’ membro corrispondente della Società Brasiliana di Chirurgia Plastica che vanta il maggior numero di iscritti al mondo. Il sito di Pietro Lorenzetti

Andrea Carubia – Psicologo Sessuologo Psicoterapeuta
Da diversi anni si occupa di promozione del benessere psicologico e sessuale dell’individuo e della coppia allo scopo di migliorare, attraverso le più recenti e innovative tecniche terapeutiche, il rapporto con se stessi e con gli altri. Si occupa soprattutto di problematiche legate alla sfera sessuale e difficoltà relazionali e/o affettive. Il sito di Andrea Carubia

Pucci Romano – Medico Chirurgo, specialista in Dermatologia e Venereologia
Docente presso la Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata (Direttore Prof. Sergio Chimenti). Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste di settore nazionali ed internazionali. E’ presidente di Skieco. Il sito di Pucci Romano

Massimo Vidmar – Psicologo, Psicoterapeuta
Offre le sue consulenze (anche on line) ad adolescenti, adulti, coppie e anziani. Si occupa inoltre di Valutazione dello Stress e Stress Management, Valutazione e trattamento delle Demenze, Psicologia dello Sport. Conduce Training motivazionali per lo Sviluppo del Potenziale.

Edi Salvadori
– PsicoPedagogista, Counselor Relazionale Professional, Mediatrice Familiare
Consulente  in problematiche  relative al sentire le Voci, si è specializzata in Voice Dialogue e Floriterapia. Ha conseguito l’abilitazione come docente di Alta Formazione. Ha una formazione legata alle filosofie orientali (Ayurveda e medicina cinese). Collabora con lo staff di Cristina Contini nel sostenere gli uditori di Voci e le loro famiglie. Collabora con altri professionisti, che si occupano della relazione di aiuto, nelle diverse specificità.

Rossella Migliaccio – Consulente di Immagine
Rossella Migliaccio è consulente di immagine e lavora a Milano, Londra, Lugano e Zurigo. E’ anche specialista in Personal Branding e Bridal Styling e fa parte dell’Association of Image Consultants International. Si è laureata in Marketing all’Università Bocconi. E’ diplomata in Image, professional development skills and personal branding presso il London Image Institute. Ha inoltre conseguito un attestato di personal shopper presso l’Istituto Europeo di Design. Il sito di Rossella Migliaccio

 

Cali di memoria, solo stress o demenza senile? Quando è il caso di allarmarsi

Tutti abbiamo qualche deficit di memoria ogni tanto ma quando è dovuto a stanchezza o stress e quando invece è il caso di allarmarsi? Da tempo clinici ed epidemiologi hanno notato una correlazione molto stretta tra depressione, demenze e memoria. Un vero rompicapo per i ricercatori che di recente hanno identificato la depressione come fattore di rischio per alcune malattie cronico-degenerative dell’età anziana.

Proprio la demenza è uno dei problemi emergenti in salute pubblica. I pazienti erano 25 milioni nel 2005 con un trend di crescita di 5 milioni l’anno nel mondo. Il declino cognitivo è correlato all’età: interessa il 5% degli over 65 e raggiunge il 50% degli ultra 90enni. E il costo della malattia di Alzheimer (la più comune forma di demenza) è stimata in 100 miliardi di dollari l’anno solo negli Usa. La novità è che non si tratta di un destino ineluttabile: tra il 40 e il 50% degli ultranovantenni conserva intatte le proprie facoltà e non mostra segni di declino cognitivo. Una recente review su 23 studi ha messo in relazione le due patologie, depressione e demenza: su oltre 50mila uomini e donne anziani, quelli che hanno riferito una diagnosi di depressione avevano una possibilità doppia di sviluppare demenza e il 65% in più di avere l’Alzheimer. Una ricerca apparsa su Neurology inoltre ha analizzato 1764 persone che non presentavano problemi di memoria, sono stati seguiti per 8 anni: scoprendo che i soggetti che sviluppavano un declino cognitivo anche lieve mostravano anche sintomi di depressione già prima che la demenza fosse diagnosticata, e che tra i segni più evidenti c’era proprio la diminuzione del livello di memoria.

“L’ipotesi è che trattare la depressione possa diminuire l’incidenza di demenza e che gli antidepressivi non siano una terapia per l’Alzheimer, ma rappresentino una forma di ‘protezione’. Il trattamento per la depressione infatti ha un effetto sia sul recupero del ‘funzionamento’ individuale e sociale dell’individuo che di stimolo sulla plasticità cerebrale e la creazione di nuovi connessioni grazie a un’azione neurotrofica che stimola la produzione di fattori di crescita” spiega Marco Andrea Riva, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Milano.  “I nuovi farmaci antidepressivi multi-modali hanno un meccanismo di azione diverso rispetto a quelli tradizionali come gli SSRi. Non solo  aumentano i livelli sinaptici di serotonina, ma modulano significativamente anche altri neurotrasmettitori, tra cui il glutammato, con un’attività importante su due aree cerebrali: l’ippocampo e la corteccia prefrontale. Il risultato è sia una modulazione del tono dell’umore che il miglioramento dei sintomi cognitivi (memoria, attenzione, focalizzazione), che rappresentano un aspetto importante nei disturbi psichici. Infatti, le terapie precedenti determinavano spesso una remissione parziale della sintomatologia, che rendeva il paziente più a rischio di recidive. Abbiamo necessità di ristabilire il paziente nel suo ‘funzionamento’ affettivo ma anche in quello intellettuale, risultato che possiamo ottenere se agiamo in maniera integrata su più bersagli cellulari” conclude il farmacologo.

Il paziente anziano che sviluppa la demenza e l’Alzheimer è donna, ha un basso livello di scolarità, uno status sociale modesto, uno stile di vita non sano e ha spesso sofferto di malattie vascolari o metaboliche.  E’ ciò che risulta da un lungo studio prospettico condotto dalla Professoressa Laura Fratiglioni, Director of the Aging Research Center presso il Karolinska Institutet di Stoccolma: “Il Kungsholmen Project ha preso in carico la popolazione anziana di un quartiere di Stoccolma: 1810 soggetti con più di 75 anni arruolati nel 1987 e controllati ogni 3 anni. Il dato più sorprendente è che la scarsa educazione è inversamente proporzionale al rischio di sviluppare una qualche forma di demenza. L´effetto protettivo di una educazione avanzata può perfino controbilanciare il rischio genetico” spiega la professoressa. “Il gruppo di soggetti con un percorso scolastico di 2-massimo 7 anni era a maggior rischio di presentare deficit cognitivi già a 65 anni. Questo dato ci suggerisce l’importanza delle prime due decadi di vita nello sviluppo di un cervello ricco di neuroni e dotato di plasticità, ossia la capacità di creare connessioni tra le varie cellule nervose. Un vantaggio che sembra avere effetti a lungo termine”. Comunque, esiste la possibilità di compensare questo inizio non vantaggioso nella vita, attraverso attività  mentalmente complesse nella vita adulta e un coinvolgimento in attività fisiche, mentali e sociali una volta raggiunta l´età anziana.

Questi tra i principali temi emersi durante la conferenza ‘Memory in the Diseased Brain’, promossa dall’Accademia Pontificia delle Scienze e dedicata ad approfondire il legame tra meccanismi alla base dei processi cognitivi e memoria e le patologie del sistema nervoso centrale. L’evento, cui hanno partecipato alcuni tra i maggiori esperti mondiali, è stato realizzato grazie al contributo incondizionato di Lundbeck Italia, azienda farmaceutica completamente dedicata alla ricerca e sviluppo di terapie per il trattamento di patologie del sistema nervoso centrale.

 

“No poo”, niente shampoo, l’ultima tendenza per avere capelli sani e belli

Volete sapere il segreto dei capelli meravigliosi di Amanda Seyfried, che ad Hollywood ha scalzato Jennifer Aniston dal podio “belli capelli”? Semplice li lava pochissimo, non più di una volta a settimana. Stesso discorso per la cantante Adele, per Brooke Shield e Jennifer Aniston. Gwyneth Paltrow, addirittura, sostiene di aver abolito del tutto lo shampoo. E come loro moltissime celebs che si sono votate al "No" (quando non lo usano proprio)  o "Low" ( se lo usano poco) "Poo Method".  Dove Poo sta per shampoo. Perché la parola d’ordine del No poo o Low poo è: ridurre, o abolire del tutto, lo shampoo.

Lavarsi troppo i capelli con lo shampoo fa male, e per tornare ad avere una chioma sana e lucente meglio diminuire drasticamente o abolire del tutto l’uso di detergenti chimici. Secondo i sostenitori del "No poo method"  questi prodotti per l’uso quotidiano altererebbero il sebo contenuto nel follicolo del capello, rovinandone la bellezza e la salute. In pratica più si lavano i capelli e più viene alterata la giusta quantità di sebo che deve avvolgerli. Per compensare l’aggressione dei prodotti per capelli usati e del phon, viene prodotta una maggiore quantità di sebo, che finisce col dargli l’aspetto unto e sporco.  Inoltre, alcuni shampoo contengono Laurilsolfato di sodio e il sodium laureth sulfate, tensioattivi aggressivi che rimuovono lo sporco danneggiando il follicolo.

Col metodo No poo, lo shampoo lo si può usare una volta al mese, o anche meno, riducendo così anche l’inquinamento. Il No poo propone di lavare i capelli possibilmente solo con l’acqua, o al massimo con prodotti naturali come bicarbonato e aceto di sidro di mele. O ancora con olio di cocco.

I sostenitori del Low poo method sono una versione moderata di questi ultimi. Non rinunciano, infatti, all’uso dei prodotti per capelli, che comunque non deve essere quotidiano, ma li scelgono privi di ingredienti che possono danneggiarli. Per uno shampoo low poo bisogna fare molta attenzione alla composizione chimica del prodotto cosmetico.

Tra gli ingredienti da evitare, secondo i low poo, il sodium laureth sulfate (SLES) e il sodium lauryl sulfate (SLS), entrambi tensioattivi, ovvero sostanze schiumogene ma un po’ aggressive per la chioma. Anche i parabeni, un tipo di conservante, e i siliconi sono banditi dal bagno del sostenitore del metodo low poo. L’importante è utilizzare sostanze naturali che non danneggino il capello e assicurino così una sana bellezza.