Elettroshock per smettere di fumare

Elettroshock per smettere di fumare. E’ questa la nuova terapia contenuta in una ricerca, firmata da un italiano e pubblicata sulla rivista Proceedings of the national academy of sciences. Lo studio dichiara che manipolando con la stimolazione magnetica transcranica  l’attività di certe aree del cervello responsabili dell’incontenibile desiderio di una sigaretta è possibile mitigare il vizio.
 
La nostra mente reagisce a innumerevoli stimoli sensoriali come la vista del pacchetto, l’odore del fumo, il ricordo del sapore della nicotina. Agendo sui recettori responsabili sarebbe quindi possibile mitigare l’esigenza di accendersi una bionda. Inoltre la ricerca suggerisce che l’elettroshock sarebbe benefico anche per curare altre forme di dipendenza.

"La stimolazione magnetica transcranica  – spiega Antonio Strafella, tra gli autori dello studio – è attualmente impiegata in diversi studi clinici per testare possibili effetti terapeutici in diverse malattie neuropsichiatriche e forme di dipendenza, potrebbe essere utile a ridurre l’intensità del desiderio che porta a fumare o a far uso di altre droghe".

 

 

Donne da saldi: previdente o compulsiva, tu che esemplare sei?

Tempo di saldi, tempo di follie? Beh, ognuno li vede a modo suo e le reazioni sono tante quando c’è la possibilità di acquistare e risparmiare. Per alcuni i saldi sono l’occasione da non lasciarsi sfuggire, per altri la possibilità di soddisfare un desidierio mai esaudito, per altri ancora il momento di rimpinguare un guardaroba scarno per la crisi incombente. Ma qualunque sia la motivazione, quando scatta l’ora X,  la febbre sale, i battiti del cuore accellerano e le gambe partono spedite e incontrollate a caccia di saldi.
Ecco qualche tipologia femminile che affolla le strade e le boutique del centro, in questi giorni in Italia.
Se le incontrate fate finta di nulla, tra qualche giorno torneranno normali. E tu, a quale esemplare appartieni?

La previdente
Sceglie sempre colori e capi neutri, disdegna l’ultimo grido di stagione che, arrivato ai saldi, ha già nauseato tutti.
Per i capi firmati sceglie quelli che potranno essere di moda almeno per i prossimi cinque anni.  Si lancia sul tubino nero o i pantaloni di velluto – che non stufano mai – per passare con disinvoltura dal classico dolcevita alla felpa non troppo fashion. Se osa abiti fasciati o si lancia su articoli originali o di tendenza sceglie certamente colori tranquilli. Quando passa a realizzare bottini per gli altri è ancora più selettiva: per i figli punta sulla taglia in più mentre per il marito sceglie un taglio british, molto classico, il pericolo è che sia troppo old style. E’ un esemplare che non svuota il conto in banca. Il rischio? Che il figlio vesta sempre un paio di taglie in più e il marito sembri suo nonno.

La scientifica
Fa il check dell’armadio prima di uscire di casa con una lista già pronta di tutte ciò che le occorre e dei capi che vorrebbe comprare. In genere ispeziona in anticipo e meticolosamente i negozi che le interessano per focalizzare bisogni e desideri, le più seriali ispezionano – prima della missiontaglie, modelli e colori ancora disponibili. La scientifica arriva con anticipo nei negozi che ha deciso di esplorare. Colpisce poi con decisione accaparandosi ciò che ha programmato, driblando facilmente eventuali concorrenti. E dopo il primo negozio passa con calma al secondo, e così via fino alla fine della lista, senza nessun cedimento, come se stesse portando a termine un vero lavoro. E’ l’esemplare perfetto, pochi sbagli e ottimi risultati. Ma non è simpatica alle commesse.

La pentita
E’ colei che una volta acquistato quel che le serviva o che sognava da tempo si ritrova comunque infelice e insoddisfatta, perché ha speso troppo, comunque niente le era indispensabile o perché si è lasciata sfuggire dalle mani proprio l’occasione del secolo. La pentita è quella che si ritrova tra le mani sempre la borsa del colore sbagliato – era meglio la classica blù e non la bizzarra fucsia e turchese –  il golf blu che non le servivano affatto perché voleva cambiare look ed era quello il momento giusto. Oppure nessun piumino, cappello, rossetto, pigiama o zainetto, insomma niente di cui aveva invece un enorme bisogno.
E’ un esemplare
che si puo’ definire con facilità sicuramente l’indecisa a volte la tirchia. Il rischio è che dopo faccia il pianto greco con le amiche.

La compulsiva
E infine la compulsiva, la più amata dai commercianti e la preferita dalle commesse, quella che non ha regole né limiti è lì per comprare e basta. Tutto è affascinate, tutto è indispensabile: il classico e la griffe, il kitch e il minimalista, il chip e lo spudoratamente caro. Abiti, giacche, cappotti, cuscini o tappeti, make up o accessori da foodies… si lascia trascinare dai sensi, dal desiderio di possedere e spendere e soprattutto da un sogno: realizzare l’affare. Non importa cosa le occorre, lei compra tutto, in particolare ciò che può essere un affare. Si lancia freneticamente su golf di cachemire dai colori improbabili, afferra con bramosia l’ennesimo paio di scarpe con tacchi da trampoliere che non metterà mai, si accaparra un tot di bustine porta trucco in coccodrillo che costano una fortuna. Tutto driblando con maestria eventuali e minacciose concorrenti. L’esemplare in questione rischia il conto in banca prosciugato e un attacco di bile poi.

Bang with friends, l’app per fare sesso con gli amici di Facebook

Solo una settimana fa tre sviluppatori hanno lanciato una app che sta riscuotendo un successo strepitoso. Il tema: creare occasioni per fare sesso con i propri amici di Facebook. L’applicazione, chiamata Bang with friends, ha già raccolto oltre 20.000 iscritti e combinato già oltre mille incontri, secondo il New York Magazine.
 
Secondo i creatori, l’app aiuterebbe l’utente anonimo a trovare “amici" per la notte, abbinando fra loro solo persone che accettano di conoscersi. Gli incontri avvengono tramite i contatti di Facebook: basta entrare con il proprio account Facebook nella pagina e quindi scegliere a quale amico o amica mostare interesse.

Il prescelto riceverà una notifica e potrà a sua volta scegliere se rispondere picche o accettare la proposta. L’iniziativa, ancora in fase sperimentale, non convince però gli esperti di privacy: sembra che alcune notifiche, come quella di iscrizione al servizio, possano apparire pubblicamente.
 
 

Premio Nobel per Malala, colpita perché voleva andare a scuola

Un gravissimo attentato a 15 anni soltanto perché voleva andare a scuola. E’ questo che è accaduto alla piccola studentessa Malala Yousufzai, pachistana attivista per i diritti umani, da oggi ufficialmente candidata al Premio Nobel per la Pace 2013.

Malala Yousufzai sarà sottoposta presto a un nuovo intervento chirurgico per ricostruire parte del cranio, presso l’Opedale Queen Elizabeth di Birmingham Inghilterra.

Dopo un perido di riabilitazione i chirurghi inglesi cercheranno, con una placca in titanio costruita apposta per lei, di riparare i terribili danni che la ragazza ha subito alla testa, le sarà applicato anche un impianto cocleare – sorta di orecchio bionico –  che le farà recuperare l’udito perso all’orecchio destro.

Famosa per la sua battaglia a favore del diritto allo studio e la difesa dei diritti civili delle donne in Pakistan, Malala è stata vittima di un gruppo di estremisti talebani nella provincia dello Swat –  nord ovest del Paese – che l’hanno ridotta in fin di vita mentre tornava da scuola con le sue compgnae.

I killer sono saliti sul bus che la riportava a casa e le hanno sparato crudelmente al collo e alla testa. Per essere certi di non sbagliare hanno prima chiesto chi era Malala e quando una ragazzina l’ha indicata, sono partiti i colpi. Colpite anche altre due studentesse, Shazia e Kainat.

Malala era un bersaglio. L’attacco è stato rivendicato dal Movimento dei talebani del Pakistan, alleati di Al Qaeda. “È una ragazza dalla mentalità occidentale che passa il tempo a denunciarci. Chiunque criticherà i talebani subirà la stessa sorte”, ha minacciato portavoce del gruppo, Ehsanullah Ehsan.

Malala, figlia del preside di una scuola femminile, gestisce dall’età di 11 anni, un famoso blog in lingua urdu e tradotto in inglese dalla BBC, per diffondere le barbarie a cui gli “studenti coranici” (significato di “talebani” in pashtu) sottopongono le donne nella valle dello Swat. 

 

Medici pazienti: quando l’empatia guarisce

La dote principale, l’arma segreta di un grande medico è l’empatia: la capacità di entrare in contatto profondo con i propri pazienti in modo da riuscire ad avvertire realmente il loro dolore e il loro sollievo.

A dimostrarlo, per la prima volta, è un team di studiosi americani, che ha sottoposto a scanner cerebrale un gruppo di 18 medici mentre stavano trattando i loro pazienti. 
Lo studio condotto da esperti della Harvard Medical School – pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Psychiatry –  ha evidenziato come i medici possano sentire realmente il dolore dei propri pazienti e sperimentare anche il sollievo successivo al trattamento somministrato per curarli.

Quando un medico fornisce al paziente un placebo, nel suo cervello si attivano le stesse aree neurali attivate in quello del paziente associate alla riduzione del dolore – corteccia prefrontale ventrolaterale destra – e alle gratificazioni – corteccia cingolata anteriore rostrale.

Precedenti studi hano dimostrato che queste due regioni si attivano anche quando i pazienti subiscono un effetto placebo, cioè beneficiano di una terapia finta.

Il rapporto medico-paziente è quindi una parte fondamentale, insieme ai farmaci e alle procedure mediche, del percorso di guarigione, e questo studio dimostra ancora qualcosa in più: che il cervello del medico si “accende” empatizzando con il paziente al punto da sentire lui stesso l’effetto placebo che il paziente sperimenta. Praticamente funziona nel cervello di entrambi, sia del paziente che lo riceve, sia del medico che lo somministra.

E’ sempre più confermata l’importanza della relazione, della gentilezza e del lato umano. Medicine, terapie, interventi e apparecchiature da sole non riescono a ottenere gli stessi risultati se non aiutate dal rapporto umano.