Protesi ai glutei, una moda che diventa trendy

E’ partita dagli Stati Uniti ma presto diventerà un tormentone anche qui. Anzi, qualcuno, come la bella Nina Moric, vi ha già fatto ricorso. Stiamo parlando della "Gluteoplastica", più volgarmente detta "protesi ai glutei". Certo, avere un bel fondoschiena è l’aspirazione di tutte le donne, ma siamo sicure che valga la pena sottoporsi a veri e priori interventi chirurgici pur di ottenere questo risultato? E quanto durerà questo intervento? Vediamo di capirne di più: in cosa consiste e quali sono i rischi in cui si può incorrere.

Gli inestetismi che possono essere corretti con la gluteoplastica sono:
– Eccesso di grasso: si corregge con un intervento di liposuzione
– Forma da rimodellare o ingrandire:  gluteoplastica con protesi o microinnesti di grasso del paziente stesso (lipofilling o lipostruttura)
– Smagliature o pelle in ecceso: possono essere corretti rispettivamente con l’utilizzo di laser o con l’asportazione chirurgica della pelle in eccesso.

Gluteoplastica mediante protesi
Gli impianti di protesi glutee sono indicate per chi è troppo magro e non ha il necessario accumulo di tessuto adiposo da prelevare e reimpiantare. L’intervento prevede l’inserimento di protesi in silicone apposite per i glutei, piuttosto robuste (quando si è seduti devono sopportare il peso del corpo). Si va comunque incontro a possibili compilicazioni, quali infezioni, contrattura o rottura della protesi, asimmetria dei glutei.

Gluteoplastica mediante lipofilling o lipostruttura
Attraverso una liposuzione si aspira il volume di grasso da infiltrare, che viene impiantato sotto la cute e nel muscolo nella zona da ingrandire, mediante centinaia di microinnesti. Solitamente, nel corso del tempo, una parte del grasso impiantato va incontro a un naturale riassorbimento, variabile tra il 10% – 30%. Raramente possono presentarsi casi di infezione.

Dieta, in forma per la prova bikini

Estate, tempo di dieta: sia che andiate al mare che in viaggio, il corpo si scopre e tutti i chili di troppo accumulati durante l’invermo diventano bene in vista. Potete allora cogliere l’occasione per seguire una dieta: non una di quelle fai da te, ma programmata con l’aiuto di un esperto, in modo da rendere il dimagrimento duraturo e nello stesso tempo cominciare a mangiare in maniera più sana. Ecco le diete pazze da non fare, le diete dei vip tanto di moda (che spesso appartengono alla categoria delle diete pazze), i consigli del dietologo e un sondaggio sulla vostra dieta preferita.

Novità dalle diete dimagranti: arriva la dieta della forchetta

Basta con la dieta Dukan: adesso il nuovo trend per dimagrire si chiama dieta della forchetta e si prepara a conquistare le diet-addcted di tutto il pianeta.

La dieta, che più che un regime alimentare restrittivo viene definito da alcuni una filosofia di vita, nasce dalla Francia come la Dukan, ma il suo inventore Ivan Gavriloff non è un nutrizionista. Ciononostante un team di esperti dietologi l’ha studiata e assicura che funziona: il dimagrimento si attesterebbe sui circa 2 chili e mezzo al mese.
 
Il primo principio della dieta della forchetta bandisce i cibi per cui serve il coltello o il cucchiaio, poiché contengono troppi grassi o zucchero: basti pensare alla carne, alle salse, alle marmellate o ai dolci al cucchiaio. 
 
In questa dieta è permesso solo mangiare con la forchetta, dunque è bandito anche il finger food e tutto ciò che si mangia con le mani: gli stuzzichini che accompagnano l’aperitivo, le patatine, i panini, la pizza. Quanto a quest’ultima, anche se non la mangiate con le mani dovete usare il coltello, quindi se seguite la dieta della forchetta non c’è speranza di poterla mangiare; lo stesso vale per le torte.
Permessi invece i carboidrati, la verdura, le uova e il pesce, per cui come insegna il galateo non va usato il coltello.
 
Un altro dei principi su cui si basa la dieta della forchetta è l’antico adagio: "fai colazione come un re, pranza come un principe e cena come un  povero". In definitiva, mangiando di più durante il giorno, una volta arrivati a sera non si avrà molto appetito e non si sarà invogliati a ingurgitare cibi ipercalorici, che verrebbero prontamente immagazzinati sotto forma di grasso in eccesso dal corpo.
 

Le domande imbarazzanti dei bambini: come rispondere?

Intorno ai tre anni, tra i vari cambiamenti e progressi di un bambino, arriva anche la "fase del perchè", in cui genitori, nonni, zii, tate ecc., diventano bersaglio di tantissime domande.

Tra queste, ve ne sono alcune imbarazzanti, a cui spesso risulta difficile rispondere. Troviamo interrogativi relativi al sesso (come nascono i bambini? perchè i bimbi hanno il pisellino e le bimbe la patatina?), quesiti scientifici (perchè camminiamo mettendo un piede davanti all’altro?), curiosità inopportune (come mai quella tata ha quel nasone?).

Come rispondere? Come far fronte all’imbarazzo di una domanda sul sesso o molto difficile? Fate un respiro profondo, riordinate le idee e via! Un modo per "rasserenare" l’adulto e rendere la spiegazione più semplice è rispondere come se stessimo raccontando una favola.

Ogni cosa va detta tenendo conto dell’età del bambino. Riguardo alla differenza di genere per esempio, può essere sufficiente dire: "esistono i maschietti e le femminucce; i maschietti hanno il pisellino, le femminucce la patatina. per esempio all’asilo tu hai il grembiulino rosa e Mirko il grembiulino azzurro, a te piace giocare con le bambole e porti le codine, mentre Mirko ama le macchinine ed ha i capelli corti.".

Se poi verranno posti altri quesiti (come ad esempio sulla forma), si potrà continuare a rispondere, ma senza anticipare, perchè il bambino potrebbe non essere ancora pronto ad accogliere nuovi significati in merito e può inoltre non riuscire a seguire discorsi troppo lunghi.

è prezioso infine chiedere al bambino se è soddisfatto della nostra risposta e se è tutto chiaro. Molto spesso, invece, gli adulti non sono a conoscenza del modo corretto per rispondere alle richieste e quindi evitano il discorso con vari stratagemmi. C’è chi fa finta di non aver sentito, chi dice che quando il piccolino sarà grande capirà, oppure chi delega la domanda ("vai a chiederlo a papà..").

I bimbi pongono domande perchè hanno bisogno di una risposta e non hanno la competenza per giudicare la qualità dei loro quesiti, trovando la situazione o le parole giuste. Non rispondere o affidare il compito a qualcun altro, può far arrivare al bambino il concetto che "è sbagliato dire o pensare certe cose ".

Spesso, si sente anche commentare con una battuta "ecco, ma certe domande te le sogni la notte?" I bambini però sviluppano il senso dell’umorismo solo qualche anno più tardi e quindi con questo tipo di frasi viene trasmesso lo stesso senso di inadeguatezza di una "non risposta".

Le risposte relative ai quesiti scientifici ed alle curiosità inopportune sono destinate a semplificarsi nel tempo, perchè aumentano le possibilità di rimandare ad un testo o di cercare insieme su internet. Inoltre i bimbi acquisiranno la capacità di capire cosa dire o non dire a voce alta.

Le domande sul sesso invece, accompagneranno lo sviluppo dei bambini perchè legate alla vita, alla diversità, alla percezione di se stessi; non è mai troppo presto quindi, per cominciare ad allenarsi alla risposta più opportuna!

Dott.ssa Giulia Puccinelli
Psicologa dell’Infanzia e dell’Adolescenza e Psicoterapeuta in formazione

Donne in viaggio: le valigie

Pare che non sia solo un luogo comune: un’indagine riportata dal Daily Mail e condotta su 3000 britanniche rivela che le donne riempiono la valigia di vestiti inutili, inserendone il doppio di quelli che realmente useranno.

Lo studio ha calcolato che il campione di donne esaminato, per un viaggio di 15 giorni,  in media inserisce in valigia 44 vestiti e ne usa poco più della metà (il 61% di quelli messi in valigia). In particolare, la valigia media si compone di 18 top, 12 paia di gonne o pantaloni e 6 bikini. Quanto alle scarpe, la media è di 8 paia, ma un quarto delle donne intervistate trova anche il modo di inserirne in valigia 10 paia, salvo poi usarne solo la metà.
 
Non solo: pare che le donne impieghino una media di 4 ore di tempo per fare la valigia e una su dieci confessa addirittura di trascorrere 12 ore o più per compiere questa operazione, che peraltro odiano. Un quarto di loro prova grande stress nel farla e un quinto dichiara che si sente meno innervosita da una dura giornata di lavoro che dall’incombenza di fare la valigia.
 
Lo psicologo Cary Copper dell’Università di Lancaster, secondo quanto riporta il Daily Mail, trova una spiegazione di tutto ciò nell’abitudine delle donne a pianificare un look per ogni situazione. Una cena come sappiamo non è una semplice cena, ma potrebbe essere casual, elegante, informale ma chic, eccetera: dunque per ogni tipologia di evento sarà meglio, secondo il punto di vista di una donna, avere l’abito giusto
 
Molte donne in viaggio infine, sempre secondo lo psicologo citato, indipendentemente dallo stock di vestiti disponibili in valigia coglieranno spesso l’occasione per comprarsi qualche altro abito anche solo come ricordo: l’abbigliamento infatti pare sia uno dei loro souvenir preferiti.