Cellulite, addio

Sgradevoli cuscinetti e pelle a buccia d’arancia su glutei, cosce, gambe: sono poche le fortunate a essere risparmiate dalla cellulite, sgradito fenomeno che soprattutto in questo periodo incombe sulla prova costume e viene messa a nudo da shorts e abiti mini.
L’incidenza sulle donne, registrano le ricerche, è vicina al 90%, comprese molte insospettabili celebrities che scampano all’inestetismo solo grazie a sapienti fotoritocchi, sempre che non vengano colte di sorpresa da perfidi paparazzi che ci svelano il loro lato da comuni mortali, cuscinetti compresi.
Colpevoli di tutto sono gli adipociti, cellule sferiche sottocutanee che costituiscono il "mantello termico" della pelle e hanno il compito di accumulare le riserve di grasso trasformandole in trigliceridi e di liberare questi ultimi a seconda delle necessità.
Il loro volume può aumentare fino a 100 volte: i tessuti  possono dunque deformarsi dando luogo all’aspetto a buccia d’arancia della pelle, alla compressione dei vasi sanguigni e linfatici e al ristagno di acqua e tossine.

Per aiutare a combattere gli effetti indesiderati di questo processo, ormai ben noto, i laboratori di bellezza creano ogni anno prodotti sempre più innovativi e mirati.
Quest’anno vanno per la maggiore le formule spray, che sono particolarmente comode da applicare e si distribuiscono in maniera uniforme sulle zone da trattare.
I principi attivi più usati sono quelli dalle riconosciute proprietà lipolitiche e rivitalizzanti dei tessuti, come gli ingredienti base di alghe, centella asiatica, caffeina.
Altri prodotti, proposti sotto forma di integratori alimentari, promettono un’azione drenante combattendo la ritenzione di liquidi. In alternativa, esistono persino sofisticati roll-on il cui funzionamento si ispira nientemeno che alla chirurgia plastica a ultrasuoni, permettendo un massaggio mirato sulle zone problematiche.

Ricette con i piselli, adatti a ogni occasione

Il pisello è un legume sulla cui origine non si hanno notizie precise: probabilmente proviene dall’Asia centrale e venne poi diffuso in Europa. Attualmente l’Italia è uno dei principali produttori. Le parti utilizzate sono i semi, che possono avere grandezza diversa e una forma che può essere sferica, leggermente ovale o talvolta cubica. I piselli hanno un buon contenuto di proteine vegetali (che però non sono uguali a quelle di origine animale, essendo carenti di aminoacidi solforati), sono ricchi di potassio, fosforo e altri minerali. Possono essere consumati al naturale, secchi o surgelati e utilizzati per la preparazione di molte pietanze, dalle zuppe alle minestre, alle frittate, ai contorni.

Qui vi proponiamo la più classica ricetta con i piselli: risi e bisi. Definire il risi e bisi non è facile e ancora oggi molti si chiedono se questo piatto molto nutriente appartenga alla categoria dei risotti o delle minestre. In realtà deve risultare una via di mezzo tra tutti e due e quindi non deve essere nè troppo asciutto nè troppo brodoso. Ecco la ricetta: 

Risi e bisi

Ingredienti : 450 g riso, preferibilmente della varietà Vialone nano 1 kg di piselli freschissimi 1 scalogno vino bianco brodo leggero di carne, o brodo vegetale olio di oliva 1 noce di burro parmigiano sale

Preparazione : Sgranate i piselli, tenendo da parte alcuni baccelli che farete bollire per un mezz’ora con il brodo. In una casseruola fate appassire con qualche cucchiaiata di olio lo scalogno sottilmente affettato, aggiungete i piselli e fate insaporire qualche minuto. Aggiungete un bicchiere di buon vino bianco secco e fate stufare i piselli per una decina di minuti circa. Mettete in casseruola il riso e circa sette decilitri di brodo bollente, mescolate bene e fate cuocere rimestando di tanto in tanto; quando il riso sarà bene al dente aggiungete il burro e alcuni cucchiai di parmigiano grattugiato, fate amalgamare e servite ben caldo. Lasciate la consistenza di una minestra asciutta.

Salute è… saper leggere le etichette degli alimenti

Voler mantenere o ritrovare la linea significa anche e prima di tutto aver voglia di sentirsi bene, quindi voler conservare la propria salute. Per questo è fondamentale mantenersi informate. Per quanto riguarda gli acquisti alimentari dovete quindi sapere tutto su:

  • il modo migliore di controllare i prodotti alimentari per avere più qualità
  • le etichette e altri loghi: non è facile orientarsi tra data di scadenza, data preferibile di consumo o etichetta rossa (perché poi è rossa?)
  • i prodotti biologici: perché non basta volerlo per essere bio. È difficile riconoscere un vero prodotto naturale trattato a regola d’arte
  • gli OGM: inevitabili, sono sempre presenti nei dibattiti sull’alimentazione
  • i metodi di conservazione e di condizionatura degli alimenti: imparerete molte cose a questo proposito

Riassumendo: l’epoca degli acquisti sconsiderati è finita.

Una questione di etichette, date e marchi
D’ora in poi non potrete più acquistare un prodotto alimentare, dietetico o meno, senza leggerne attentamente l’etichetta.

C’è scritto sopra
L’etichetta che corrisponde a ogni alimento deve contenere un certo numero di informazioni – non la trovate? Ma sì, guardate bene, è quel pezzettino di carta illeggibile, incollato sul prodotto…

Ecco alcune informazioni importantissime:

  1. La descrizione del prodotto: se si tratta di cioccolato dietetico dev’essere assolutamente precisato
  2. Istruzioni per l’uso: devono essere in italiano
  3. Gli ingredienti del prodotto: purtroppo spesso sono incompleti
  4. Il peso: attenzione a fare bene la differenza tra il peso totale e il peso netto – per esempio, per i prodotti immersi in un succo (50 g di peso netto di litchi per 250 g di peso totale
  5. Il nome della ditta che fabbrica o che confeziona il prodotto, insieme all’indirizzo; è meglio conoscerli per eventuali reclami
  6. Il luogo di provenienza del prodotto: in genere è una garanzia di sicurezza per la sua qualità
  7. Il codice a barre: è formato da una successione di linee e cifre e identifica il prodotto
  8. La famosa data di scadenza: riguarda gli alimenti deperibili come il prosciutto o i latticini (Un consiglio: mentre il responsabile del reparto è girato prendete gli yogurt che stanno in fondo al banco frigorifero per avere una freschezza migliore). Da non confondersi con la data preferibile di consumo che riguarda le conserve e le specialità gastronomiche.

E per i prodotti freschi, come la frutta o il pesce venduto al mercato?
È qui che la regolamentazione è inadempiente, perché sulle etichette si leggono solo la provenienza e la data di spedizione. Quindi tenete sempre d’occhio queste poche importanti informazioni e se non siete sicure piuttosto riponete il prodotto e scegliete qualcosa che vi faccia stare tranquille.

Testo tratto da: "In forma in poche mosse", Morellini Editore

I pericoli del guardaroba

Mai sottovalutare le insidie del guardaroba. Non sono in agguato solamente pantaloni troppo stretti causa di fastidiose infezioni o eritemi, tacchi troppo alti che rovinano piedi e caviglie, abiti troppo leggeri per la stagione che originano improvvise infreddature

Anche il trattamento dei tessuti dei vestiti può dare problemi, provocando irritazioni alla pelle e allergie. I colpevoli? Ammorbidenti, coloranti, antimuffa e candeggianti.
 
Negli ultimi anni i dermatologi hanno registrato un aumento di dermatiti allergiche da contatto causate dagli abiti che indossiamo. A sollevare il problema è Rita Dalla Rosa, esperta di consumi, autrice di un libro-inchiesta ("Vestiti che fanno male. A chi li indossa, a chi li produce", Terre di Mezzo Editore), una guida pratica che spiega come scegliere con criterio cosa mettere addosso. 
 
Abiti e tessuti, inoltre, possono far male non solo a chi li indossa, ma anche a chi li produce e all’ambiente
 
E’ stato calcolato infatti che per ottenere l’ambìto effetto  "stone washed" in un paio di jeans servono oltre 13 mila litri d’acqua: un enorme spreco per l’ambiente. Infine, su chi lavora nella produzione, incombe il rischio silicosi per la procedura di sabbiatura: per accelerare l’effetto di lavaggio e dare ai capi un effetto invecchiato ad arte vengono usate delle pietre abrasive come le pomici che stropicciano il tessuto, schiarendo la tonalità del colore.