Cena del rientro con gli amici, per raccontarsi le vacanze

La vacanza è finita (purtroppo!) ma la voglia d’estate resta. Allora, quale miglior antidoto allo stress del rientro, se non una bella cena fra amici, per ritrovarsi e scambiarsi racconti sui bei giorni appena trascorsi. E, perché no, per sfoggiare l’abbronzatura ancora fresca! Per una cena in terrazza, informale in questi ultimi sprazzi d’estate, non è necessario passare la giornata a spignattare fra i forrnelli. Ecco qualche consiglio che, senza stress, aiuterà voi e i vostri ospiti a trascorrere una serata piacevole:

– Apparecchiate la tavola con tovaglie colorate, tovaglioli di carta, bicchieri e posate di plastica. Oltra alle sedie, "arredate" la stanza o il terrazzo con tanti pouf: sono coreografici e qualche seduta in più può sempre servire! 
– Come aperitivo un calice di Prosecco è chic e sempre d’effetto. Utilizzate flute di plastica, che renderanno il tutto più informale
– Un antipasto di salumi, formaggi e crudité è un giusto mix di ingredienti che può accontentare tutti
– Per il primo, optate per un’inslata di riso o una pasta fredda: potrete prepararla in anticipo e basterà toglierla dal frigo poco prima di servirla
– Come secondo, carpacci misti: di carne o pesce, avete solo l’imbarazzo della scelta
– Optate per un contorno leggero e veloce, oppure una teglia a base di melanzane, che non vi obblighino in cucina mentre gli ospiti si divertono nell’altra stanza
– Come dessert, gelato a volontà, da servire in coppe coloratissime

La nuova baby sitter

Scegliere una persona che dovrà seguire tutto il giorno i nostri bambini è un compito che può generare ansie ed implica una serie di grandi responsabilità.
Se i nonni sono lontani e l’asilo nido non vi sembra la sistemazione ideale, la soluzione potrebbe essere una "baby sitter".

Ecco alcuni consigli per scegliere la baby sitter più adatta:

– Se non si conosce direttamente qualcuno che risponda alle proprie esigenze, ci si può rivolgere ad agenzie specializzate che, selezionando le persone, possono garantirne la maggiore professionalità.
Un altro canale per la ricerca di una buona baby sitter è il passaparola fra amiche mamme che possono segnalarci persone di fiducia.

– Importante è trovare una persona che possa trasmettere un’educazione simile a quella che vogliono dare i genitori.
La baby sitter deve rispettare le regole stabilite dai genitori per educare il bambino a farle rispettare.

– Una buona baby sitter deve essere equilibrata e di buon carattere. Non deve avere eccessi di autorità, ma nemmeno essere troppo permissiva.

– Chiedere delle referenze.
In particolare, per i bambini di età inferiore ai tre anni, sarebbe opportuno scegliere una baby sitter con alle spalle significative esperienze nel campo (meglio se puericultrice).
Per i bambini più grandi invece può andare bene anche una baby sitter più giovane e con meno esperienza. L’importante è che sia una persona solare e positiva.

– Nella scelta va tenuto in grande considerazione il carattere del bambino: i bambini timidi e introversi riescono a relazionarsi meglio con una persona dolce che sappia entrare in relazione con loro, senza soffocarli con eccessiva autorità. Per i più vivaci, è consigliabile invece scegliere una persona in grado di gestirli con autorevolezza e pazienza.

– Fondamentale è ricercare una persona che si occupi con piacere di bambini ed è consigliabile non darle altri compiti oltre alla loro cura, per non correre il rischio che le altre attività non le lascino il tempo di dedicarsi in modo adeguato ai bimbi.

Una volta effettuata la scelta, è buona regola fare almeno una settimana di prova con la nuova baby sitter.
Questo periodo è fondamentale sia per capire se la scelta è corretta e sia per istruirla sulle vostre abitudini e regole.
E’ un momento importante anche per vedere come i bambini si relazionano ed interagiscono con lei: infatti, è nella magia del loro rapporto che poi si fonda la serenità dei genitori.

Perchè il mio bambino urla?

Nel primo anno di vita, in assenza di comunicazione verbale, l’unico modo che il bambino ha di attirare l’attenzione di mamma e papà è urlando o piangendo.

Nel primo semestre di vita, la solitudine è un fattore determinante in molte manifestazioni di grida in cui manchino altre motivazioni. Se il bambino si sente lontano dalla mamma o dal papà, urla finchè non si trova di nuovo con loro in stretto contatto fisico.

Nel secondo semestre di vita, il grido può invece essere associato alla noia.

Nei bambini più grandi, invece, una forma di frustrazione che può farli urlare è quando cominciano a vedere i loro limiti nel movimento o nella comunicazione verbale; limiti che possono quindi diventare fonti di stress perchè vissuti come una barriera al raggiungimento delle proprie ambizioni.
Urlando richiedono l’intervento degli adulti, in modo che facilitino loro quei compiti che non riescono a fare.

Le urla possono essere causa di grande afflizione per i genitori quando non riescono ad isolarne la causa specifica. Se cause quali il dolore, la fame, la paura e altre ancora sono state eliminate ma il bambino continua ad urlare, spesso mamma e papà finiscono col trovarsi in uno stato di tensione che si va a sommare all’infelicità del bambino e tutto peggiora.
Il consiglio è quindi di non reagire in modo aggressivo, ma invece cercare di mantenere la calma, aspettando che il bambino smetta di urlare. Può essere utile senz’altro motivare verbalmente il comportamento dicendo: "quando smetterai di urlare ti ascolterò".

Per quale motivo non bisogna dare il miele ai bimbi piccoli?

Il botulismo infantile è una particolare forma di botulismo che colpisce bambini al di sotto di 12 mesi di età ed è causata dall’ingestione di spore, le cui fonti sono state individuate nei terreni, nella polvere delle abitazioni ed in alcuni alimenti che rientrano nell’alimentazione.

Ricerche di laboratorio e studi epidemiologici hanno accertato che il miele rappresenta uno dei più importanti serbatoi di spore di "Cl. Botulinum" e quindi la principale causa di botulismo infantile può essere attribuita al consumo di tale alimento nonostante esso sia da ritenersi non solo uno dei più sani, ma anche uno dei più sicuri dal punto di vista microbiologico.

Il rischio è comunque di chiara evidenza e permette di rilevare una correlazione del 35% tra i casi diagnosticati di botulismo infantile e l’ingestione di miele.

Le spore in esso contenute, a differenza di quanto accade nell’adulto o in bambini al di sopra dell’anno di età, sarebbero in grado di germinare con conseguente produzione della tossina.

Queste considerazioni hanno portato alla raccomandazione diffusa dall’Autorità Sanitaria Statunitense (FDA) di non somministrare miele a bambini di meno di un anno di età.

Del resto l’alimentazione dei bambini sotto all’anno di età si basa prevalentemente sull’assunzione di latte e il miele può tranquillamente aspettare ad essere inserito nella loro dieta.

Cosa sono i grafici percentili?

La crescita corporea non è un processo sempre uguale, ma segue un percorso abbastanza comune e si può tenere sotto controllo. Vi sono periodi della vita in cui si manifesta un maggior accrescimento e altri in cui la crescita rallenta.

In genere, si riferisce l’accrescimento corporeo ad un determinato percentile e i "grafici percentili" (detti anche curve della crescita) rappresentano l’andamento medio della crescita corporea nella fase evolutiva dell’infanzia e dell’adolescenza.

I grafici percentili vengono realizzati attraverso una misurazione statistica da un campione significativo di bambini dello stesso sesso ed età.
Ne risulta quindi che un bambino misurato in altezza, peso e circonferenza cranica, in riferimento alla sua età, troverà una collocazione ben precisa nei grafici delle tavole antropometriche.
In pratica, se un bambino ha una statura che si colloca al 10 percentile, significa che il 10% degli altri bambini appartenenti alla sua stessa popolazione di confronto è più piccolo di lui, mentre il 90% è più alto.

I grafici sono uno strumento prezioso per la famiglia e per gli operatori della salute perchè tramite essi si può valutare l’andamento nel tempo della crescita disegnando una curva che sarà specchio del ritmo assolutamente personale dello sviluppo del bambino preso in esame.

Comunque è necessario tenere presente che ogni bambino ha i suoi tempi e un modello personale di crescita che è influenzato da diversi fattori come: la salute, il peso alla nascita, l’età gestazionale, le eventuali patologie genetiche, la statura e la costituzione dei propri genitori.

A sei mesi il colore dei suoi occhi è definitivo?

Anche se non si rivela subito alla nascita, il colore degli occhi è in realtà già deciso e scritto nei geni trasmessi al bambino dai genitori al momento del concepimento.

Alla nascita, i neonati hanno quasi sempre gli occhi di un colore indefinibile, che tende al grigio-azzurro o al bluastro, e che solo raramente è quello che conserveranno.
L’occhio infatti ha come colore base tutte le gradazioni dell’azzurro ma il suo colore, con la crescita, dipenderà dalla quantità di melanina (cioè di un pigmento colorante che alla nascita non è presente) presente nell’iride, la porzione colorata dell’occhio con la pupilla al centro.

Nell’iride esistono due diversi tipi di pigmento colorante:

– quello profondo: si caratterizza per una scarsa quantità di melanina, e dà un colore azzurro;

– quello superficiale: la melanina è più concentrata e determina i colori più scuri come il marrone, il verde o il grigio.

Nella razza bianca, man mano che il bambino cresce, le cellule con pigmento colorato aumentano di numero e si distribuiscono su tutta la superficie dell’iride.
A questo punto, il pigmento castano comincia a dominare con un processo graduale che impiega diversi mesi ed è geneticamente controllato.
Il cambiamento diviene solitamente evidente intorno al sesto/settimo mese di vita e tendenzialmente diventerà definitivo attorno ai due anni.
Un simile processo non è descrivibile nei bambini di carnagione scura. Ad esempio, i bambini delle popolazioni ispaniche, asiatiche o afro-americane nascono genericamente con occhi scuri e non cambiano il colore dei loro occhi nel tempo.

Una forte concentrazione di melanina è quindi responsabile degli occhi scuri mentre la scarsità di questa sostanza è alla base di tutti i colori molto chiari.

Per quanto riguarda le probabilità rispetto al colore, è stata superata la vecchia teoria basata sulle leggi della genetica di Mendel, secondo cui il castano era ritenuto dominante rispetto all’azzurro.
L’ipotesi più accreditata è quella secondo cui se un genitore ha gli occhi chiari e l’altro scuri, il figlio ha le stesse probabilità di ereditare l’una o l’altra caratteristica.