Four CMU research papers on location, social

On the heels of my TechCrunch post on why Foursquare users check in off the grid, HuffPo intern Jake Bialer turned me on to some work being done at Carnegie Mellon about mobile social services. From CMU Associate Professor Jason Hong:


1) Rethinking Location Sharing: Exploring the Implications of Social-Driven vs. Purpose-Driven Location Sharing
// Compares Purpose-Driven Location Sharing (eg to coordinate plans) vs Social-Driven (sharing because it’s fun, not because others need to know).
// “social-driven location sharing favored semantic location names, blurring of location information, and using location information to attract attention and boost self-presentation.”
// “In one-to-one location sharing, the user’s decision is simple: is the user comfortable telling this specific person her location. For one-to-many sharing, the decision is more complex: what may have been okay sharing with one person may not be okay sharing with many people. There are three reasons why large-group sharing might differ: (1) there is a larger variance in who receives the information, (2) there is a different motivation for sharing, and (3) there is a different expectation of plausible deniability.”
// “The success of Facebook is indicative that users are relatively comfortable sharing the same status information with everyone in their online social network (i.e., people of varying tie strength), but it is unclear if the same holds true for location sharing.”


2) Modeling People’s Place Naming Preferences in Location Sharing
// “Most location sharing applications display people’s locations on a map. However, people use a rich variety of terms to refer to their locations, such as “home,” “Starbucks,” or “the bus stop near my house.” Our longterm goal is to create a system that can automatically generate appropriate place names based on real-time context and user preferences.”
// “We also present a machine learning model for predicting how people name places. Using our data, this model is able to predict the place naming method people choose with an average accuracy higher than 85%.”
// When location was shared with more intimate social groups like family members or close friends, the portion of using geographic naming method was small (<15%) and the average granularity was finer (between street level and building level). However, when the location information was shared with less intimate social groups, such as
strangers, the usage of geographic naming was much higher but the average granularity drops dramatically (i.e. as coarse as city level granularity). This observation also confirmed people’s location blurring intentions get stronger when sharing with less intimate social groups.”


3) Bridging the Gap Between Physical Location and Online Social Networks
// Can co-location result in the next social graph? “We introduce a novel set of locationbased features for analyzing the social context of a geographic region, including location entropy, which measures the diversity of unique visitors of a location. Using these features, we provide a model for predicting friendship between two users by analyzing their location trails.”
// “The co-location network has roughly 3 times the number of edges as the social network, yet the social network is better connected. The co-location network has many small disconnected components, but it has a single large and highly connected subcomponent. Despite these differences, we have shown that the co-location graph contains important information that can be used to reconstruct a portion of the social network.”
// “Social network designers may find our methodology useful for designing social applications, such as location-aware information sharing platforms, privacy control mechanisms, and friend suggestion systems.”


4) Empirical Models of Privacy in Location Sharing
// “Our results show that users appear more comfortable sharing their presence at locations visited by a large and diverse set of people. Our study also indicates that people who visit a wider number of places tend to also be the subject of a greater number of requests for their locations. Over time these same people tend to also evolve more sophisticated privacy preferences, reflected by an increase in time- and location-based restrictions.”

Cena del rientro con gli amici, per raccontarsi le vacanze

Tornati dalle ferie è bello ritrovarsi per prolungare l’effetto vacanziero

La vacanza è finita (purtroppo!) ma la voglia d’estate resta. Allora, quale miglior antidoto allo stress del rientro, se non una bella cena fra amici, per ritrovarsi e scambiarsi racconti sui bei giorni appena trascorsi. E, perché no, per sfoggiare l’abbronzatura ancora fresca! Per una cena in terrazza, informale in questi ultimi sprazzi d’estate, non è necessario passare la giornata a spignattare fra i forrnelli. Ecco qualche consiglio che, senza stress, aiuterà voi e i vostri ospiti a trascorrere una serata piacevole:

– Apparecchiate la tavola con tovaglie colorate, tovaglioli di carta, bicchieri e posate di plastica. Oltra alle sedie, "arredate" la stanza o il terrazzo con tanti pouf: sono coreografici e qualche seduta in più può sempre servire! 
– Come aperitivo un calice di Prosecco è chic e sempre d’effetto. Utilizzate flute di plastica, che renderanno il tutto più informale
– Un antipasto di salumi, formaggi e crudité è un giusto mix di ingredienti che può accontentare tutti
– Per il primo, optate per un’inslata di riso o una pasta fredda: potrete prepararla in anticipo e basterà toglierla dal frigo poco prima di servirla
– Come secondo, carpacci misti: di carne o pesce, avete solo l’imbarazzo della scelta
– Optate per un contorno leggero e veloce, oppure una teglia a base di melanzane, che non vi obblighino in cucina mentre gli ospiti si divertono nell’altra stanza
– Come dessert, gelato a volontà, da servire in coppe coloratissime

Office Space: The hidden productivity booster – or killer

If you run a company with an office of >10 people and aren’t spending time thinking about how your office space helps or hinders productivity then you’re missing a huge opportunity to impact performance. A 2008 survey suggested that less than five percent of US corporations “tie the workplace to corporate strategy or see it as a tool for improving organizational performance.” For shame!


Outside of your IT set-up, there’s no single greater enterprise productivity factor than one’s environment. 9 of 10 employees believe there’s a correlation between office space and performance [same link as above]. It goes beyond the recruiting/sales factor of “wow, cool offices” and it’s much more about how day-to-day physical layout impacts our behavior. At YouTube, we recently started breaking down some cube-like structures and returning to a more open desk pinwheel arrangement. Huge improvement. 

Two fun related links:


Colors Matter – Room color impacts performance. Red rooms are better for tasks that require detail and attention. Blue for imagination. 

Cubes Are Killers – Robert Probst, the designer of the cube, now thinks cubes are a bad idea for the modern workplace. 

What are some innovation office spaces you’ve seen?

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La nuova baby sitter

Un aiuto per fare la scelta migliore

Scegliere una persona che dovrà seguire tutto il giorno i nostri bambini è un compito che può generare ansie ed implica una serie di grandi responsabilità.
Se i nonni sono lontani e l’asilo nido non vi sembra la sistemazione ideale, la soluzione potrebbe essere una "baby sitter".

Ecco alcuni consigli per scegliere la baby sitter più adatta:

– Se non si conosce direttamente qualcuno che risponda alle proprie esigenze, ci si può rivolgere ad agenzie specializzate che, selezionando le persone, possono garantirne la maggiore professionalità.
Un altro canale per la ricerca di una buona baby sitter è il passaparola fra amiche mamme che possono segnalarci persone di fiducia.

– Importante è trovare una persona che possa trasmettere un’educazione simile a quella che vogliono dare i genitori.
La baby sitter deve rispettare le regole stabilite dai genitori per educare il bambino a farle rispettare.

– Una buona baby sitter deve essere equilibrata e di buon carattere. Non deve avere eccessi di autorità, ma nemmeno essere troppo permissiva.

– Chiedere delle referenze.
In particolare, per i bambini di età inferiore ai tre anni, sarebbe opportuno scegliere una baby sitter con alle spalle significative esperienze nel campo (meglio se puericultrice).
Per i bambini più grandi invece può andare bene anche una baby sitter più giovane e con meno esperienza. L’importante è che sia una persona solare e positiva.

– Nella scelta va tenuto in grande considerazione il carattere del bambino: i bambini timidi e introversi riescono a relazionarsi meglio con una persona dolce che sappia entrare in relazione con loro, senza soffocarli con eccessiva autorità. Per i più vivaci, è consigliabile invece scegliere una persona in grado di gestirli con autorevolezza e pazienza.

– Fondamentale è ricercare una persona che si occupi con piacere di bambini ed è consigliabile non darle altri compiti oltre alla loro cura, per non correre il rischio che le altre attività non le lascino il tempo di dedicarsi in modo adeguato ai bimbi.

Una volta effettuata la scelta, è buona regola fare almeno una settimana di prova con la nuova baby sitter.
Questo periodo è fondamentale sia per capire se la scelta è corretta e sia per istruirla sulle vostre abitudini e regole.
E’ un momento importante anche per vedere come i bambini si relazionano ed interagiscono con lei: infatti, è nella magia del loro rapporto che poi si fonda la serenità dei genitori.

Perchè il mio bambino urla?

ll sistema di segnalazione dei bambini

Nel primo anno di vita, in assenza di comunicazione verbale, l’unico modo che il bambino ha di attirare l’attenzione di mamma e papà è urlando o piangendo.

Nel primo semestre di vita, la solitudine è un fattore determinante in molte manifestazioni di grida in cui manchino altre motivazioni. Se il bambino si sente lontano dalla mamma o dal papà, urla finchè non si trova di nuovo con loro in stretto contatto fisico.

Nel secondo semestre di vita, il grido può invece essere associato alla noia.

Nei bambini più grandi, invece, una forma di frustrazione che può farli urlare è quando cominciano a vedere i loro limiti nel movimento o nella comunicazione verbale; limiti che possono quindi diventare fonti di stress perchè vissuti come una barriera al raggiungimento delle proprie ambizioni.
Urlando richiedono l’intervento degli adulti, in modo che facilitino loro quei compiti che non riescono a fare.

Le urla possono essere causa di grande afflizione per i genitori quando non riescono ad isolarne la causa specifica. Se cause quali il dolore, la fame, la paura e altre ancora sono state eliminate ma il bambino continua ad urlare, spesso mamma e papà finiscono col trovarsi in uno stato di tensione che si va a sommare all’infelicità del bambino e tutto peggiora.
Il consiglio è quindi di non reagire in modo aggressivo, ma invece cercare di mantenere la calma, aspettando che il bambino smetta di urlare. Può essere utile senz’altro motivare verbalmente il comportamento dicendo: "quando smetterai di urlare ti ascolterò".