La rivincita delle rosse

Sono le più rare e lo saranno sempre di più -forse fino a un’estinzione nel prossimo futuro- a causa del gene recessivo da cui hanno origine. Sarà per la loro eccezionalità, sarà per il colore acceso, da sempre le chiome fulve hanno sempre attirato su di sé l’attenzione dei più, raccogliendo critiche feroci, sbeffeggi o elogi sperticati, a seconda delle epoche e dei luoghi.
E oggi? La tendenza pare proprio essere favorevole al rosso, visto che molte delle star dello showbiz si sono convertite al colore del fuoco sui capelli.
Fortunate coloro -pochissime- il cui tono di capelli è già scarlatto al naturale, spesso accompagnato da un volto lentigginoso: le attrici Julia Roberts e Nicole Kidman, la top model inglese Lily Cole e la vampira di Eclipse Bryce Dallas Howard.
L’avranno saputo gli sceneggiatori della saga di Twilight che nel Medioevo streghe e vampiri erano associati ai capelli rossi? Forse per essere accolta nell’esclusivo club, Kristen Stewart alias Bella Swan, l’aspirante vampira protagonista della celebre epopea, ha recentemente rinnovato il suo look da Mortisia con una bella testa rosso ramato. Per non essere da meno allora anche Ashley Greene, l’altra vampira della serie, da bruna che era si è recentemente presentata in pubblico in versione rosso rame.
Tra le altre celebrities stregate dal color del fuoco c’è pure Scarlett Johansson, inquieta -quanto a look- Marylin dei nostri giorni che da un biondo da sogno è migrata prima verso il bruno e ora sfoggia una chioma rosso tiziano. O Eva Green, (ex) bruna bellezza francese musa di Bertolucci nonché Bond Girl, che ha ceduto anch’ella alle lusinghe del rosso sui capelli.
La più estrema di tutte? Rihanna, con la sua nuova chioma arancione fluo. Ma non prendetela a modello, a meno che non dobbiate calcare le scene di un palco in veste di diva rock.

Obesità e sovrappeso

I chili di troppo non rappresentano solo un problema estetico, ma soprattutto di salute.

Ogni etto in eccesso, infatti, non solo va a "pesare" sul cuore, ostacolando il suo lavoro, ma aumenta le probabilità di essere colpiti  da ipertensione, ipercolesteromia e diabete. Ovvero dai principali nemici del motore dell’organismo.

Per capire se e quanto si è sovrappeso, si utilizza uno strumento molto prezioso (e semplice): l’indice di massa corporea (BMI), un parametro che tiene conto del peso e dell’altezza.

L’ indice di massa corporea (BMI) si calcola dividendo il peso (espresso in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri).
Una persona si definisce:

  • sottopeso, se il suo indice di massa corporea è minore di 18,5 Kg/m²;
  • normopeso, se il suo indice di massa corporea è compreso tra 18,5 Kg/m² e 24,9 Kg/m²;
  • sovrappeso, se il suo indice di massa corporea è compreso tra 25 Kg/m² e 29,9 Kg/m²;
  • obesa, se il suo indice di massa corporea è uguale o superiore a 30 Kg/m².

Per alleggerire la bilancia (e il cuore)

Senza un po’ di attività fisica regolare, è facile che qualunque dieta sia destinata – se non a fallire – a portare ben scarsi risultati. Ma il solo moto non basta a liberarsi da un sovrappeso di una certa entità o di un’obesità vera e propria: occorre rivedere le proprie abitudini alimentari.
Ecco qualche suggerimento da portare in tavola, fermo restando che se il proprio BMI è superiore 30, è il caso di affidarsi a un dietologo.

  • evitare di fare il pieno di calorie. Ciò significa che sarebbe meglio alzarsi da tavola ancora con un po’ di appetito, non del tutto sazi.
  • abbondare con gli alimenti a basso contenuto calorico, come la frutta e verdura. Gli ortaggi, infatti, sono cibi "leggeri" e e soprattutto salutari, perché contengono non solo fibre, minerali, vitamine, ma anche grassi di origine vegetale, che esercitano un’azione più favorevole su cuore e arterie, rispetto ai grassi saturi di origine animale (burro, lardo), molto dannosi.
  •  non abolire, ma ridurre il consumo di carne rossa, a vantaggio di carne bianca (pollo, tacchino) e pesce. Quest’ultimo dovrebbe essere portato in tavola almeno un paio di volte alla settimana. Contiene infatti, gli omega 3, acidi grassi che hanno un effetto protettivo sul sistema cardiovascolare.

    (A cura di: Alma Galeazzi)

I rischi dell’happy hour

Pizzette, focaccine, patatine, polpettine, salatini, noccioline, crostini, mozzarelline, spiedini e… respiro. Un sorso del nostro cocktail preferito. E ancora: verdure crude, verdure grigliate, verdure lessate, formaggini, salamini, prosciutti, mortadelle, risotti, pasta al sugo, pasta fredda, sushi, olive ascolane, tapas, crocchette, tartine… Tutto gratis. Tutto a portata di mano. Benvenuti all’ happy hour: l’ora felice a metà prezzo.
Parrebbe irresistibile. E, infatti, la moda dell’aperitivo con buffet a volontà, nata a Milano qualche anno fa e da lì dilagata in tutta Italia, soprattutto tra i più giovani, è ormai un’abitudine quotidiana. O quasi. D’altronde fa bene al portafogli e ai rapporti sociali. Ma anche alla linea e alla salute?
Il rischio, infatti, è quello di perdere il controllo delle calorie e sbilanciare l’apporto dei principi nutritivi necessari all’organismo. A lungo andare l’intestino si impigrisce, aumenta il livello di grassi nel sangue e si aumenta di peso. Senza contare che l’alcol è un concentrato di calorie (a 1 grammo corrispondono circa 7,3 calorie) e se assunto in quantità elevate mette a durissima prova il fegato. Gli esperti suggeriscono di non superare i tre drink alcolici al giorno per gli uomini e due per le donne: ottanta grammi in più assunti ogni giorno per dieci anni aumentano di cinque volte il rischio di tumore epatico.

Calorie in agguato
E allora bisogna mettere al bando l’happy hour? Certamente no. Basta ricordarsi che si tratta di un pasto completo e non di un leggero aperitivo che può precedere una cena sostanziosa. Una cucchiaiata di pasta fredda o di insalata di riso, per esempio, vale circa 40 calorie; un quadratino di pizza o focaccia, può sfiorare le 60-70, mentre un pezzetto di torta salata circa 50.
Attenzione anche alle tartine, all’apparenza più innocue: tra pancarré, salsine e affettati vari, si arriva alle 70 calorie in un solo colpo. E con appena 10 grammi di patatine, noccioline, pistacchi o salatini se ne assumono 50. Insomma, basta riempire un solo piattino da happy hour per arrivare facilmente a 1.800/2.000 calorie.
A queste bisogna aggiungere le calorie del (o dei) drink che si accompagnano agli "stuzzichini". Le calorie dell’alcol vengono definite vuote, perché al contrario di tutti gli altri nutrienti non sono utili all’organismo se non come fonte energetica. Dato, però, che i fabbisogni energetici sono normalmente già soddisfatti dagli alimenti dei pasti, questa energia risulta in eccesso, e viene trasformata in grasso di deposito. Con l’aumentare della gradazione alcolica, aumenta anche l’apporto calorico. E sale l’ago della bilancia. Qualche numero? Un bicchiere di vino rosso contiene 82 calorie, uno di moscato 225; una vodka all’arancia 163 calorie, una lattina di birra da 125 a 200; un bicchierino di whisky 100. E non va molto meglio per chi sceglie i cocktail analcolici. Solo l’acqua ha zero calorie, mentre si passa dalle 60 calorie per un bicchiere di tè alla pesca o al limone alle 100 dei succhi di frutta confezionati.
Discorso a parte va fatto per gli energy drink. Studi recenti hanno evidenziato che oltre a un elevato apporto calorico, contengono spesso livelli di caffeina superiori a quelli raccomandati. E potrebbero dunque essere pericolosi per individui soggetti ad ansia, palpitazioni, irritabilità, difficoltà ad addormentarsi, problemi allo stomaco.

Aperitivo senza pensieri
Ecco allora qualche consiglio per restare in forma senza rinunciare all’aperitivo.
La regola più importante è quella di non arrivare affamati all’aperitivo: meglio prevenire l’assalto al buffet spezzando la fame a metà pomeriggio con un frutto di stagione, uno yogurt magro o del tè con biscotti.
Bisogna poi saper scegliere cosa mettere nel piatto e nel bicchiere. Alcuni alimenti sono pericolosi per l’alto indice glicemico: anguria e pizza, per esempio. Vanno evitati perché tendono a essere assorbiti sotto forma di zuccheri. Ma anche le verdure crude, che potrebbero sembrare la scelta più salutare, sono a rischio: se assunte in gran quantità e a stomaco vuoto, rendono più fragile la flora intestinale e di conseguenza possono causare gonfiore e alterazioni del sistema immunitario. Meglio scegliere verdure grigliate, purché non grondanti olio, pesce crudo (che oltretutto è ricco di proteine e omega3) e carni bianche. Sì a una fetta di pane o due grissini con prosciutto crudo, cotto o bresaola. No allo speck, che è più calorico e soprattutto alla larga dalle salse ipercaloriche.

Le bevande alcoliche andrebbero abolite del tutto. Ma ci rendiamo conto che non tutti sono pronti a una vita ascetica e monastica. E allora, che si rinunci almeno a bere a stomaco vuoto. A digiuno, l’alcol inizia a essere assorbito già cinque minuti dopo l’assunzione: l’euforia è garantita, ma intanto il fegato è costretto agli straordinari. A stomaco pieno, invece, il processo è molto più lento, dalle 2 alle 6 ore. L’alcol viene metabolizzato con gradualità e non raggiunge mai picchi troppo alti nel sangue. Il vino non deve far paura. Anzi, un flûte di Champagne aiuta a stimolare i succhi gastrici e favorire la digestione. Ma anche un buon bicchiere di rosso non fa altro che aumentare la convivialità. A cena, però, niente alcolici. Meglio comunque scegliere bevande a base di frutta o di verdura. Un classico è il drink a base di pomodoro. Non sarà come il Bloody Mary (che prevede l’aggiunta di vodka), ma con un pizzico di sale, mezzo cucchiaino di olio e una bella manciata di peperoncino, la gola s’incendia lo stesso.

A cura di: Margherita Abbate Daga