Carpaccio e crudité, una scelta di vita

Il crudo è una scelta di vita, una filosofia alimentare che esisteva già con i pesci marinati e le tartare piemontesi prelibate e un po’ sauvage, prima ancora delle contaminazioni Orientali dei sushi e dei sashimi.

Ma il crudo è soprattutto carpaccio, con quelle fettine sottilissime cotte con il succo di limone e condite con olio, pepe e erbe aromatiche, apertosi ormai  a nuovi orizzonti che spaziano dalla frutta alla verdura, dai boeuf ai molluschi.
E riempiono di colore piatti che in estate, con il caldo e la voglia di fresco, sono tra i cibi preferiti per gli ospiti e per chi è in cucina.

Basta far attenzione e scegliere alimenti freschi e ben conservati, mescolare sapientemente gli ingredienti, dosare gli alimenti e servire in tavola.

Il crudismo è una scelta caldamente consigliata anche da molti guru della salute, negli Usa è una moda che ha spopolato tra i personaggi del mondo dello spettacolo, si chiama Raw food: per chi ama un’alimentazione intatta, cruda e naturale.

E se il dibattito tra i vantaggi e gli aspetti negativi di questa alimentazione è ancora aperto, ricordiamo a favore del crudo, le idee – sostenute già nel 1949 – del Mahatma Gandhi: "Per liberarsi da una malattia, occorre sopprimere l’uso del fuoco nella preparazione del pranzo".

Qualcosa di "buono" ci sarà quindi nelle crudité!

La nostra ricetta: Carpaccio di spada e avocado

Ingredienti: 300 gr. pesce spada a fettine sottili, 3 limoni, 1 spichio di aglio fresco, bacche di ginepro, 1 cipollotto fresco, 1 avocado, capperi, prezzemolo ed erba cipollina, sale, pepe, peproncino, aceto balsamico e olio d’oliva q.b.

Preparazione: Tagliate il pesce spada a fette sottilissime, mettetele a marinare nel succo di 2 limoni con una manciata di bacche di ginespro e lo spicchio d’aglio, e fatele riposare in frigo per 3 ore.
Dopodiché togliete tutti gli odori e adagiate il pesce spada, asciugato dal limone, in un piatto da portata, su cui avrete già disposto l’avocado tagliato a fette e condito con sale, olio, pepe e una spruzzata di aceto balsamico.
Decorate il pesce con il cipollotto tagliato a striscioline, una manciata di capperi e il prezzemolo tritato, condite con peperoncino tritato, olio d’oliva e sale. In ultimo aggiungete l’erba cipollina lasciando le foglie lunghe.

 

10 minuti per il sesso ideale

Addio al mito delle notti di fuoco, addio fantasticherie sul macho ideale instancabile e capace di regalare ore d’amore e di passione.
Volete la verità? Se dura più di una decina di minuti il sesso diventa noioso per entrambi i partner.
E’ questa la conclusione a cui è giunto uno studio della Society for Sex Therapy and Research, un team di cinquanta specialisti tra psicologi e sessuologi che ha chiesto a centinaia di pazienti statunitensi e canadesi di quantificare la durata di un rapporto soddisfacente, preliminari esclusi. I risultati, che hanno creato un certo stupore e hanno ridimensionato un bel po’ di luoghi comuni, sono i seguenti:

  • un rapporto che duri più di 13 minuti è decisamente noioso
  • tra 7 e 13 minuti l’incontro può definirsi desiderabile
  • da 3 a 7 minuti il rapporto è adeguato
  • meno di 3 minuti: insoddisfacente

Insomma, la maggioranza del campione "si accontenta", per dirla in base al pensare comune, di un rapporto abbastanza breve e rifugge le maratone del sesso. Anzi, queste potrebbero rivelarsi controproducenti inducendo il partner a rinunciare all’impresa accampando varie scuse, come il classico  mal di testa.
Possono dunque mettersi il cuore in pace gli uomini che soffrono di ansia da prestazione e che hanno sempre aspirato, senza successo, a  eguagliare le imprese di Rocco Siffredi e dei suoi colleghi: tutte preoccupazioni sprecate. Lo stesso vale per quelle donne che almeno una volta hanno sognato che il partner dedicasse loro più tempo in quei momenti: inutile, si sarebbero annoiate mortalmente.
L’importante, evidenzia lo studio, è avere aspettative realistiche e non crearsi falsi miti. E soprattutto – aggiungiamo noi- divertirsi, possibilmente tenendo lontano il cronometro dal letto.

Raw food sì, ma con buon senso

Va per la maggiore negli States e piano piano si va diffondendo anche da noi. È il crudismo, uno stile alimentare alternativo che prevede di mangiare solo cibo crudo (raw food, in inglese). Per alcuni una vera e propria filosofia di vita, per altri solo una moda rischiosa. Di sicuro, coi suoi pro e contro, la dieta crudista raccoglie consensi, ma suscita anche qualche perplessità.

Con la consulenza della dottoressa Mariana Tritapepe, Biologa Nutrizionista a Monza (Mi).

Piace molto ai divi di Hollywood. Tra gli altri, sono convinti sostenitori del raw food Demi Moore, Mel Gibson, Prince, Uma Turman, e anche Carol Alt attribuisce il segreto della sua bellezza e della sua forma sempre smagliante alla dieta ‘tutto crudo’, che segue rigorosamente da ormai 12 anni.

Ma di cosa si tratta esattamente? Per i crudisti, qualunque alimento non deve essere mai cucinato al di sopra dei 40 °C, perché il cibo crudo è cibo ‘vivo’, mentre la cottura uccide la vita dell’alimento, privandolo delle sue proprietà nutritive.

Secondo i seguaci del raw food, l’abitudine di cuocere il cibo sarebbe solo un retaggio culturale: l’uso del fuoco per questo scopo è un’innovazione recente nella storia evolutiva dell’uomo, che è stato crudista per milioni di anni e non avrebbe sviluppato gli adattamenti fisiologici necessari per un’alimentazione a base di cibi cotti. 

A riprova di ciò, questo stile alimentare renderebbe più sani, più longevi, aiuterebbe a mantenere la linea, ma anche a sentirsi più vitali, felici e pieni di energia, perché permette di mantenere intatte le proprietà del cibo, restituendogli il gusto e l’aroma, che di solito vengono nascosti dai condimenti e dalla cottura.

Ma è proprio tutto vero? «È indubbio» spiega Mariana Tritapepe «che la cottura modifica profondamente la consistenza e le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del cibo, alterando le proteine e provocando un impoverimento di micronutrienti come vitamine e sali minerali, tutti componenti essenziali per una corretta alimentazione».
Per esempio, è stato dimostrato che la cottura a microonde provoca una riduzione del 30-40 per cento del contenuto di vitamina B12 del latte e della carne bovina e suina, oltre che una drastica diminuzione delle sostanze antiossidanti contenute nei broccoli. Ma è altrettanto vero che in molti casi la cottura permette di ridurre i rischi legati a possibili contaminazioni da parte di microrganismi come virus e batteri e di migliorare le caratteristiche organolettiche del cibo.
«Cuocere carne, uova e pesce» conferma la nutrizionista «consente di eliminare eventuali ‘ospiti’ indesiderati, rendendo questi alimenti più sicuri. Il calore, infatti, distrugge eventuali germi patogeni come le salmonelle o altri parassiti ed è certo che carne e pesce cotti offrono maggiori garanzie rispetto a quelli crudi dal punto di vista igienico-sanitario. Ma non solo. «La cottura permette di rendere alcuni alimenti più digeribili e alcuni componenti più facilmente assimilabili» prosegue Tritapepe. È il caso del licopene, un antiossidante contenuto nei pomodori, e degli amidi contenuti nei cereali e nelle patate. «Inoltre» aggiunge la specialista «cucinare il cibo è spesso utile per eliminare sostanze potenzialmente dannose per l?organismo».

Qualche esempio? La cottura dei cavoli elimina sostanze (i glucosidi) che inibiscono il funzionamento della tiroide; quella del bianco d’uovo neutralizza l’avidina, che altrimenti si legherebbe alla biotina (vitamina H), rendendola inattiva; quella dei cereali integrali e dei legumi distrugge l’acido fitico che ostacola l’assorbimento di diversi sali minerali. I proseliti del raw food sono invece convinti che il cibo cotto ad alte temperature, oltre ad aver perso gran parte del suo valore nutritivo, sia addirittura dannoso perché contenente scorie e sostanze tossiche che a lungo andare porterebbero a una generale intossicazione dell’organismo. Alcuni studi, per esempio, hanno dimostrato che la cottura della carne provoca la formazione di composti chiamati amine eterocicliche (HCA), accusate di aumentare il rischio di cancro, mentre i cibi cotti in generale possono contenere altre tossine, come l’acrilamide e i PAH ritenute cancerogene.

Chi ha ragione? Una cosa è certa: gli studi che hanno cercato di scoprire se il raw food è davvero più salutare rispetto a un’alimentazione più tradizionale hanno dato risultati controversi. Uno, per esempio, ha mostrato che le donne che seguono un dieta crudista molto stretta spesso sono sottopeso e soffrono di amenorrea; un altro un aumento del rischio di erosione dei denti. Ci sono anche studi, però che sembrano indicare un effetto benefico sulla riduzione dell’obesità, dell’ipertensione e del rischio di cancro; uno studio ha invece messo in evidenza una minore incidenza di allergie nelle persone che bevono latte non pastorizzato. Insomma, il crudismo comporta vantaggi, ma anche svantaggi, rischi, ma anche benefici.

E allora come regolarsi? Sì al raw food, ma con giudizio. «È valido come dieta disintossicante e depurativa per periodi limitati di tempo; attenzione, però, a non essere estremisti» avverte Tritapepe. «Come in tutte le cose che riguardano gesti naturali ma necessari e fondamentali per la salute, come mangiare, è importante una buona informazione e soprattutto non bisogna dimenticare che gli eccessi vanno sempre evitati. Il nostro corpo, infatti, ha bisogno di tutti i nutrienti e ogni comportamento alimentare che comporti un eccesso una carenza anche di uno solo di questi è nocivo». Aumentare il consumo di frutta e verdura crude, purché ben lavate e raccolte al giusto punto di maturazione, rappresenta sicuramente una buona abitudine per fare il pieno di vitamine sali, fibre e aiuta a mantenere il peso forma. Tuttavia, una dieta crudista strettamente vegetariana, per esempio, è troppo sbilanciata, non è in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di proteine e andrebbe quindi evitata nei bambini e durante la gravidanza.
A chi, comunque, volesse ‘convertirsi’ al crudismo, consigliamo di iniziare con moderazione e avvicinarsi gradualmente a questa rivoluzione alimentare. «In ogni caso» conclude la nutrizionista «prima di modificare radicalmente la propria dieta è bene rivolgersi a uno specialista perchè l’uomo è quel che mangia e molta della nostra salute è davvero legata a doppio filo all’alimentazione».

A cura di
Alessandra Terzaghi