Che tipo di capelli hai?

Per sapere quali prodotti usare per lavare e curare i capelli dovete osservare la capigliatura e lo stato del cuoio capelluto. A ogni tipo si possono associare shampoo e balsamo specifici, ma anche una dieta equilibrata e soluzioni naturali per il trattamento.

  • Capelli normali

I capelli si intendono normali quando non si notano anomalie nell’aspetto della cute e della chioma. I capelli sono brillanti, forti e sani. L’ideale è mantenere questo stato di equilibrio, usando prodotti delicati per la cura e la detersione. Meglio trattarli con shampoo e balsamo non troppo aggressivi e, un paio di volte al mese, applicare una maschera o un impacco nutriente. Si possono aggiungere allo shampoo abituale delle gocce d’olio essenziale di lavanda per il suo gradevole profumo di pulito.

  • Capelli secchi

L’aridità del capello dipende da cause fisiologiche o da cause ambientali. In un caso il sebo prodotto è scarso e determina una lubrificazione inadeguata; nell’altro l’esposizione a vento e sole, e la poca umidità dell’aria privano i capelli dell’idratazione necessaria. All’aspetto i capelli si presentano ruvidi, secchi, sfibrati e opachi. I trattamenti troppo violenti peggiorano la situazione: attenzione a phon, piastra, decolorazione e permanente. I capelli secchi spesso hanno anche le doppie punte e si spezzano facilmente.
Sono da trattare con prodotti idratanti e addolcenti. Le maschere e gli impacchi da fare sono a base di elementi nutrienti: olio, avocado e uovo.

  • Capelli grassi

Quando i capelli hanno un aspetto oleoso e lucido, quando sembrano appesantiti e si sporcano facilmente, la loro natura è grassa. Questo fenomeno è dovuto a una abbondante secrezione sebacea: in generale è un problema di natura costituzionale ma può essere il risultato di una vita stressante per i capelli: alimentazione disordinata e inquinamento ambientale. Chi ha questi capelli tende a lavarli molto spesso, anche tutti i giorni: attenzione troppo sapone potrebbe provocare un peggioramento della situazione.
I prodotti da usare sono specifici per capelli grassi e lavaggi frequenti. Se il disturbo reca un particolare disagio ci si può rivolgere al dermatologo, che deciderà per un trattamento personalizzato.
Un infuso di salvia da versare sui capelli, prima dell’ultimo risciacquo, ha proprietà antisettiche. Mentre l’essenza di cipresso aggiunta allo shampoo riequilibra lo stato del cuoio capelluto.

  • Capelli che cadono

Tutti i capelli cadono nell’arco di pochi anni, sostituiti a rotazione da quelli nuovi. In autunno si assiste a un aumento della perdita di capelli. Il fattore è stagionale se dura qualche settimana, in caso contrario si può intervenire introducendo nell’alimentazione i cibi che favoriscono la formazione di cheratina. Servono proteine (glicina e cistina), oligoelementi, vitamine e aminoacidi.
Gli shampoo da usare devono rispettare la cute e dare di vitalità. L’olio essenziale di basilico stimola la crescita dei capelli. Una soluzione "fai da te" consiglia di frizionare il cuoio capelluto con un paio di cucchiai di grappa: trattamento da applicare la sera e da risciacquare al risveglio. Al posto della grappa c’è chi usa un infuso di foglie di rosmarino.

  • Capelli trattati

I capelli trattati e colorati hanno bisogno di particolari cure. Gli agenti contenuti nelle tinture, nei liscianti e nei prodotti per la permanente li indeboliscono. Lo shampoo deve essere molto delicato e specifico, perché mantenga le caratteristiche del trattamento e allo stesso tempo protegga la chioma.
Per ridare luminosità e vigore è da provare un impacco a base di olio di mandorla, noce o calendula.

  • Capelli bianchi

I capelli perdono le cellule che contengono melanina e iniziano a crescere depigmentati, bianchi. Qualche volta si può osservare un singolo capello metà colorato e metà bianco, è il periodo di transizione. L’età in cui i capelli crescono bianchi può variare per fattori ereditari, di stress o anche ad un choc. Una dieta equilibrata, con il giusto apporto di vitamine del gruppo B e sali minerali, può ritardare questo appuntamento. Yogurt, lievito di birra, frutta e verdura devono essere sempre presenti nell’alimentazione. Un cucchiaino di bicarbonato nell’ultimo risciacquo dona luce a una testa bianca o brizzolata. Contro l’ingiallimento possono servire anche alcuni rimedi naturali: centaurea montana, salvia o foglie di tè.

  • Capelli con forfora

La forfora che si vede sui capelli, è l’effetto antiestetico di un disturbo vero e proprio che provoca la desquamazione eccessiva del cuoio capelluto, per un accelerato ricambio delle cellule cutanee. I capelli risultano opachi e fragili e, spesso, alla forfora si associa prurito e/o untuosità. Molte possono essere le cause: dall’alimentazione ai problemi di tipo psicologico. I trattamenti devono essere specifici e delicati, per prevenire un aggravarsi del fenomeno della forfora. Possono servire anche impacchi con olio e massaggi. Se il fenomeno dovesse permanere si può contattare un dermatologo esperto in tricologia.
Un decotto di rosmarino, ortica e fiori di sambuco, da usare dopo lo shampoo, rende i capelli lucidi e forti.

  • Testa pelata

La calvizie colpisce sia l’uomo sia la donna e le cause sono principalmente legate a fattori ormonali e genetici. Si può intervenire solo se il bulbo pilifero non è completamente atrofizzato, se continua a produrre capelli anche deboli e sottili. Il fatto di tenere i capelli corti o rasati non li rinforza, ma ha il vantaggio di non sottoporli ad un ulteriore stress causato da agenti esterni dannosi, così non rischiano di spezzarsi.
Lo shampoo deve pulire delicatamente la cute. Si possono usare trattamenti a base di fanghi termali per la bellezza della pelle. Un impacco rosmarino ed eucalipto per i capelli che non vogliono crescere.

Il diabete gestazionale: cos’è e come si cura

Durante la gravidanza, la donna deve prestare particolare attenzione alla propria salute ed è importante effettuare tutte le analisi e gli esami di controllo per escludere l’insorgere di patologie legate al periodo gestazionale. Fra queste, non va sottovalutato il diabete gestazionale, una forma di diabete che può comparire durante la gravidanza, in particolare negli ultimi 2 trimestri.

Quali sono le cause? La placenta nella sua attività produce un ormone (l’ormone lattogeno placentare) che va a influire sulla produzione di insulina, riducendone le quantità. L’insulina è quell’ormone prodotto dal pancreas che permette agli zuccheri di entrare nel sangue. Quindi, se la produzione di insulina diminuisce, la glicemia aumenta e insorge il diabete gestazionale.

Quali sono i rischi che comporta? Questa situazione incide molto sul metabolismo della gravida e, nel peggiore dei casi, possono verificarsi persino aborti, morti premature in utero, parti prematuri e aumenta sensibilmente il rischio di malformazioni nel feto.

Come si riconosce? Il problema principale è che non dà sintomi particolari e la gravida tende a non accorgersene. Per individuarlo in tempo, esistono però dei test di screening molto semplici che si effettuano tramite controllo della glicemia per mezzo di un normale prelievo intorno alla 26° settimana.

Come si cura? Il trattamento in caso di diabete è innanzitutto dietetico: si cerca di equilibrare la dieta riducendo gli zuccheri e aumentando l’attività fisica. Se questo non è sufficiente si passa all’insulina e la paziente viene seguita da un centro antidiabetico.

Quando si guarisce? Il diabete gestazionale scompare circa uno o due mesi dopo il parto. La donna che ne ha sofferto, però, ha mostrato una predisposizione a sviluppare una forma di diabete in età avanzata ed è quindi importante che segua uno stile di vita di un certo tipo per evitare di incorrere nuovamente in questa patologia. Basterà curare l’alimentazione e fare attività fisica: mezz’ora o un’ora di passeggiata al giorno a ritmo un po’ più sostenuto sono sufficienti.

Tutte le dritte antiallergia

Ormai ci siamo, la stagione dei pollini è arrivata! E per tutti gli allergici sono giorni (e purtroppo anche notti) fatte di starnuti, naso che cola e prude, occhi arrossati. Per attenuare i sintomi sono disponibili farmaci molto efficaci, che vengono prescritti dal medico di famiglia o dall’allergologo. Per facilitarsi la vita ci sono però anche dei piccoli "trucchi" da mettere in pratica ogni giorno. Abbiamo chiesto quali sono al dott. Michele Ciccarelli e alla dott.ssa Francesca Puggioni, responsabile e specialista della Sezione di Pneumologia e Allergologia di Humanitas.

La prima cosa da fare è imparare a riconoscere la pianta o le piante a cui si è allergici e informarsi sul periodo di fioritura. Così quando si incontra il "nemico", soprattutto se è nel periodo di massima liberazione dei pollini, si cambia strada. In pratica questo significa non scegliere la pianta incriminata per addobbare il proprio giardino, non andare in vacanza nelle località dove è particolarmente presente o evitare i parchi o i prati in cui fa da padrona. Limitare le gite all’aria aperta quando volano i pollini è un consiglio che gli allergologi non si stancano di ripetere, ma che dal punto di vista pratico, diciamocelo, non è certo facile da seguire. Per non arrivare a sera con il naso rosso e gli occhi gonfi, però, si può cercare di limitare le uscite nei momenti a maggior rischio. Cioè quando c’è vento, che trasporta i pollini ovunque, o subito dopo un temporale. "L’acqua, infatti" dice Ciccarelli "spezzetta i pollini, che penetrano così più in profondità nell’apparato respiratorio, dando origine a sintomi più marcati". Meglio poi rinunciare a fare sport all’aperto, e appena possibile trascorrere qualche giorno di vacanza al mare o in alta montagna, dove i pollini praticamente non ci sono. Quando si sta all’aperto bisogna in ogni caso evitare di toccare per terra perché si rischia di raccogliere inavvertitamente dei pollini. Quando si torna a casa, specie nel caso dei bambini che toccano tutto, è utile lavarsi bene le mani.

L’attenzione non deve calare neppure tra le mura domestiche. È ad esempio meglio non aprire le finestre la mattina presto e la sera, quando la concentrazione di pollini nell’aria è più elevata. L’ideale sarebbe dotarsi di un condizionatore, che grazie ai filtri raccoglie i pollini, evitando che entrino in casa. Ogni anno, però, bisogna pulire i filtri perché altrimenti si rischia che i pollini vengano soffiati verso l’interno.

"Anche in auto ci si può dotare di un filtro antipolline per il condizionatore, a prezzi contenuti" dice Puggioni. Restando nell’ambito dei mezzi di trasporto, bisogna prestare particolare attenzione alla bici, allo scooter e alla moto. L’aria che arriva quando si viaggia porta infatti molti pollini. La soluzione può essere quella di indossare occhiali da sole e una mascherina sotto il casco.

Infine un occhio di riguardo all’alimentazione. Spesso chi è allergico a una pianta presenta delle reazioni, che si chiamano crociate, anche ad alimenti che contengono proteine simili quelle della pianta stessa. Ad esempio la frutta secca, la mela, il sedano, la carota, la pesca, la ciliegia, l’albicocca, il kiwi e il finocchio in chi è allergico alla betulla. Oppure il pomodoro, la pesca, le arachidi, la mandorla, la ciliegia, l’albicocca e il melone in chi è allergico alle graminacee. Nel periodo di fioritura della pianta a cui si è sensibili bisogna quindi eliminare dal proprio menù i vegetali o i frutti che possono dare reazioni crociate. Il rischio, altrimenti, è quello di incrementare i fastidi.

A cura di Silvia Rosselli

Tutto sulle allergie, con Humanitas Salute.
 

Come attaccare un bottone

A chi non è capitato di restare con un bottone in mano e avere l’urgenza di riattacarlo al volo perché ha un appuntamento importante?  E soprattutto, quanti sanno come cavarsela?

Non perdetivi d’animo, è arrivato il momento di imparare quattro regole base per riattaccare un bottone in totale autonomia, senza ricorrere a fidanzate, amanti, amiche, suocere o portinaie che non aspettano altro che cogliervi in fallo, ridacchiando sotto i baffi.

Che sia chiaro, questa è la vostra ultima chance per conquistare libertà e autorevolezza.

1) Prendete ago e filo, scegliete il colore del cotone più simile a quello del bottone o della camicia. Se amate i contrasti, potete azzardare un filo rosso o blu su bottoni bianchi. Infilate l’ago e fate un nodo in fondo, unendo i due fili. Infilate l’ago nella stoffa, nel punto esatto dove va attaccato il bottone, lasciando il nodo sul rovescio della camicia

2)  Date qualche punto e poi infilate l’ago nel bottone. Se è a due buchi, entrate in entrambi alternandoli girando in tondo. Se è a 4 buchi, potete  creare una croce oppure formare un quadrato. Il metodo più tradizionale è due linee parallele.

3) Passate sempre l’ago e il filo almeno per 6 volte – c’è chi dice 8 –  nei buchi. Fate attenzione a non tirare troppo il filo di cotone, è importante che il bottone ballonzoli un po’.  Infine girate il filo intorno al bottone due o tre volte, prima di infilare di nuovo l’ago nella stoffa. Questo vi permetterà di creare un po’ di spazio tra il bottone e il tessuto, formando un gambo. Così sarà più facile abbottonare gli abiti.

4) Create infine un’asola, infilando l’ago nella stoffa – sotto il bottone – e fategli passare dentro l’ago con il filo. Tirate e tagliate il filo. Voilà, il gioco è fatto.

In alcuni casi si usa come rinforzo un "controbottone" più piccolo, da appoggiare sul rovescio dell’indumento. Questa ricercatezza è da usare soltanto quando si è ormai dei "draghi" dell’attaccar bottoni.

Adesso, non ci sono più scuse, mettetevi all’opera e dopo il primo bottone, sarà tutto incredibilmente più facile.

Mangia che ti passa. Gli alimenti che fanno bene alla salute

"L’uomo è quello che mangia": ne era convinto il filosofo Ludwig Feuerbach, autore della celebre massima, e ne sono convinti anche oggi medici e nutrizionisti. Se è ormai nota la relazione tra un’alimentazione sbagliata e alcune malattie quali il tumore, il diabete o l’arteriosclerosi, è altrettanto vero che ci sono sostanze che hanno un impatto benefico sulle nostre cellule e sulla nostra salute.
Sapevate ad esempio che capperi, uva rossa e vino rosso, cipolla rossa, mirtilli e tè verde sono accomunati dalla quercetina, una sostanza che protegge le cellule dell’organismo? O che il vino rosso (soprattutto se Nebbiolo, Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon) contiene melatonina? Ne basta mezzo bicchiere al giorno per regolare il nostro orologio biologico.
Le proprietà benefiche dell’uva non finiscono qui: insieme alle arachidi e alle more, contiene resveratrolo, una sostanza che rallenta il decadimento fisico e mentale e ha proprietà antiossidanti.
L’avreste mai detto poi che 20 grammi di lenticchie o altri legumi al giorno potete allungare le vostre prospettive di vita di circa l’8%? O che 80 grammi di cipolla cruda consumati ogni giorno riducono il rischio di infarto di oltre il 20%, grazie all’effetto antitrombotico delle sostanze solforose contenute nel vegetale? L’alito ne risentirà, ma volete mettere l’importanza di un cuore in buona salute?
Insomma, molti alimenti nascondono dei segreti che è bene conoscere, quanto meno per tenere il più lontano possibile le malattie che potremmo facilmente evitare semplicemente modificando il nostro stile di vita e le nostre abitudini alimentari. Mangiare bene non è difficile: una valida regola per cominiciare è mangiare molta frutta e verdura, senza paura di esagerare.
E poi, aprite la mente a nuovi alimenti, magari di uso non comune sulle nostre tavole ma che, oltre ad arricchire il piatto di nuovi sapori, assicurano gli studiosi, si prenderanno cura di voi e della vostra salute. Qualche nome? Quinoa, germogli di soia, alghe dai nomi esotici quali agar agar, wakame o kombu, e poi sesamo, semi di lino, malto e molti altri alimenti che si riveleranno delle vere prelibatezze.

Per approfondimenti e ricette: Marco Bianchi, "I Magnifici 20. I buoni alimenti che si prendono cura di noi", Ponte alle Grazie, 2010

Hollywood: al bando le star ritoccate

Ci sono voluti anni di ritocchi perché Hollywood riuscisse a creare la donna perfetta. Adesso rivuole indietro quella vecchio stampo! Produttori e responsabili di casting per i film stanno infatti ricominciando a esaminare attrici che non ricorrono alla chirurgia estetica. E allora addio a botox, labbra gonfiate dal collagene e qualsiasi tipo di intervento.

Alcuni produttori televisivi della Fox, per esempio, preferiscono attrici australiane e inglesi perchè più naturali e acqua e sapone delle loro colleghe di Los Angeles, molte delle quali, secondo loro, sembrano drag queen o spogliarelliste.

I talent scout stanno chiedendo agli agenti di non incoraggiare i loro clienti a ricorrere alla chirurgia plastica, in particolare le star più "anziane", che vengono scartate perché la loro pelle risulta poco naturale e completamente gonfiata dai filler.  Il pubblico invece vuole vedere gente reale.  

In generale, i registi preferiscono le donne con un seno naturale per i film d’epoca, tanto che per il casting del nuovo episodio dei Pirati dei Caraibi, erano specificamente richieste attrici che non avessero il seno rifatto.  Complice di questa nuova tendenza verso un aspetto più naturale è anche il diffondersi delle nuove tecnologie ad alta definizione, che rendono più evidenti i ritocchini spesso venuti male delle star.